Piccole somme sul duemilaquattro

Le immagini dell’Asia non sono neanche commentabili. C’è chi come Galimberti cita Goethe che ovviamente ha saputo dire quel che noi non sapremmo definire neanche con cento parole.

Per un’amara ironia, piove sempre sul bagnato.

Stanotte prima di addormentarmi, pensavo che questo, il duemilaequattro, è stato per me esattamente un buon anno, bisestile come quello in cui sono nata. Gli anni bisestili mi piacciono e mi ricordano Alice nel suo bel paese delle Meraviglie.

Ho avuto tutto, e se credessi in qualche divinità avrei molto di cui ringraziare. Mi sono ritrovata l’esistenza piena di cose che avevo desiderato e mi sento dannatamente amata e fortunata, più di quanto non lo sia mai stata. E’ vero anche che bisogna pur metterci un po’ di bravura e impegno per tenersi stretti quel che la fortuna ci offre su un piatto d’argento, e quindi un po’ di merito ce l’ho pure io mi sa.

Il Natale è passato serenamente, in un attimo come sempre e se dovessi proprio desiderare qualcos’altro penserei alla neve.

Un pò di neve lenta, che copra per qualche ora i tetti e le colline, e che poi scompaia d’un colpo, senza sciogliersi sporca e triste ai lati delle strada.

L’agonia della neve non si può tollerare: e’ una visione oscena, a parità con la sofferenza umana e l’ingiustizia.

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