d'un film meraviglioso e delle felicità

Che bello che c’è il ricciolino al mondo.
Penso a quando ripondo al telefono e dall’altra parte c’è lui che senza neanche dire ciao attacca con una canzoncina creata appositamente per me, dove io sono sempre bellina, bravina e reginetta del suo cuor.
D’altronde mi chiedo quante volte capiti nella vita di trovare una persona che ti voglia bene al punto da cantarti la ninna nanna mentre ti addormenti, o di inventare fiabe piene di animaletti rosa e bambi solo per farti fare un sorrisetto.
Ci sono ancora pochi giorni alla mia partenza e so che mi mancherà terribilmente. Rimpiangerò di aver desiderato il mare, e dopo qualche telefonata mi verrà da piangere. Lo so perchè mi conosco. Guarderò le stelle cadenti in spiaggia, e mi verrà una tristezza infinita, ma sarà bello dopo.

Intanto fingo che non si avvicini nessuna partenza e mi occupo di sciocchezze. 
E’ arrivato ache l’ultimo pacchetto-eBay da hong kong e anche se il tipetto che me l’ha mandato si era scordato una piccolezza come il nome del destinatario, il postino non ha avuto dubbi su chi fosse la cretina che lo attendeva. Che vergogna.
Stanotte sono tornata a casa mentre iniziavano i titoli di un film di Antonioni, Il Grido, veramente stupendo, vero, ambientato in questa pianura padana tutta nebbie campi e Pò, fredda, sabbiosa e solitaria, difficile. La pianura che conosco benissimo da sempre. attaccata al suo fiume, ricca di personaggi semplici dalle vite ugualmente curiose: una benzinaia smaliziata, una prostituta, gli operai di uno zuccherificio, una bambina trascinata in qua e in là, un uomo impazzito d’amore.
Un film triste all’inverosimile, probabilmente angosciante, roba da suicidio post-visione, ma non mi è riuscito di staccare gli occhi da quel bianco e nero grondante malinconia e amarezza, un capolavoro come non se ne faranno mai più perchè non è artefatto, è ricercato senza sembrarlo, e reale. Nessun dialogo impossibile, solo frasi, risposte scarne, silenzi.

La campana della chiesa suona le otto, l’Ave Maria dolcissimo di Shubert entra dalla finestra, si diffonde ovunque e mi ricorda le centomila sere d’estate delle mia infanzia.
Sto bene e sapere che stasera ho appuntamento alle dieci con lui mi basta.

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