Monthly Archives: January 2006

Una delle cose più carine tra me e lui, è che ci sembra di stare insieme da pochissimo.
In realtà a voler essere precisi sono passati due anni interi, ma non ce ne siamo neanche accorti.
Una volta ero molto commemorativa e contavo i giorni considerandoli una vittoria incredibile, credo fosse una specie di gara alla fin fine, e non capivo che contava come si sta insieme e non quanto. Il tempo, la lunghezza di un rapporto, non significa nulla.
Si puo’ stare insieme anche dieci anni e non accorgersi della persona che hai di fianco. Una mattina ti svegli e senza alcuna avvisaglia potresti avere affianco un essere senza scrupoli, o un cretino, o qualcuno di terribilmente banale o probabilmente tutte queste cose insieme.
Il tempo quindi non vale niente e non è da celebrare, non è il sintomo della buona salute di qualcosa, vuole solo dire che siamo più vecchi, più adulti, più rigidi, più distanti.

Sono passati due anni interi e qualche giorno da quel bacio con gli oasis di sottofondo e ne sono seguiti mille mila, eppure continuo a meravigliarmi tutti i giorni delle attenzioni, della dolcezza, dei pensieri, dell’amore, che abbiamo messo in piedi e che se ne fregano altamente del tempo e ci fanno sorridere come cretini davanti a due tazzine di caffè.

informatica ADDIO!!!!!!!!!


Hanno messo i risultati dell’esame di Informatica 2 sul sito dell’università, ho cercato il mio nome nell’elenco senza respirare finchè non l’ho trovato e ho felicemente scoperto di averlo passato!
Gioia e tripudio in questa domenica sera uggiosissima!
Ovviamente non è mai finita, fra dieci giorni avrò Storia del Mediterraneo, ma ho dato 3 esami in un mese e sarò tranquilla comunque vada.
Per il resto ho passato un bel pomeriggio piovigginoso col ricciolino, va tutto abbastanza bene, e da domani giuro che ricomincio a studiare…

della censura e del denaro

Il colosso americano Google, pur di restare sull’enorme mercato cinese, ha accettato tutte le condizione delle autorità di Pechino, e ha tolto agli utenti cinesi l’accesso alla email, ai blog, alla ricerca di file musicali, e ad ogni altra forma di espressione che possa veicolare protesta politica.
E’ una vergogna, uno schifo. Se qualcuno fosse interessato ecco il link al breve articolo di Repubblica.
Questo post forse si autodistruggerà tra un paio di giorni.

bologna nella nebbia

Sono passate giornate e notti dense di nebbia. Non nebbia metaforica, proprio nebbia nebbia, quella che ti impedisce di vedere ad un metro, che ammorbidisce i contorni di luoghi e strade fino a sfuocare tutto, a renderlo irriconoscibile.
Bologna immersa in un lembo opaco è ancora più bella, è un luogo del mistero, come una Silent Hill in versione padana, e tu cammini per le strade e ti senti invisibile, protetto come dentro un’armatura da tutto e tutti. Non riconosci gli angoli di strada che vedi da sempre, e ti aggiri divertito e sorpreso senza paura di nulla.
Poi la notte scorsa un vento gelido e fortissimo ha cominciato a fiatare, ha trascinato via il cielo assente color marmo, la nebbia, le nubi, e ha spostato l’antenna del mio palazzo.
Stamattina nel cielo azzurro limpidissimo splendeva il sole, l’aria polare della notte bruciava la pelle e non si vedeva piu’ un solo canale televisivo.
Una ficata insomma.

della vita

Sotto certi aspetti la vita è molto forte. Uno non lo pensa, ma se ne accorge quando gli capita qualcosa di brutto e nonostante tutto sopravvive. Magari per qualche giorno ti senti li’ li’ per tirare l’ultimo respiro, ti senti come soffocare e dici fra te e te che morirai certamente, ma poi niente. Non succede un bel niente.
Passano i giorni e tu sei sempre li’, e magari sei un po’ cambiato, ma non c’è più traccia della sofferenza e puoi respirare parlare mangiare.
Te ne accorgi spesso con sollievo ma a volte anche a malincuore.
Quando è morto mio nonno ad esempio ho constatato con disappunto che io ero inevitabilmente identica a prima, solidamente al mondo, prototipo perfetto di continuità.

Comunque lo so che cio’ non è sempre valido: il mio cetaceo nel Tamigi è morto. Hanno tentato di salvarlo ma penso ci fosse molto da fare: era sfinito, solo, spaventato e ferito.
Io credo che in fondo volesse morire perchè io al posto suo lo avrei desiderato.
Vederlo arrancare a fatica in piena Londra, lontano anni luce dai suoi simili, era una scena straziante.
Mi chiedo se abbia capito che quelle persone che gli armeggiavano attorno volevano salvarlo, mi chiedo se qualcuno si sia preso la briga di sussurrargli parole gentili, e mi chiedo quanto infinitamente infelice deve essersi sentito a morire solo, imbragato, circondato da cose ed esseri che non poteva comprendere.

diritto comunitario ADDIO

Mi sono svegliata ad un orario ormai dimenticato: le sette e mezzo. Nonostante un forte senso di morte interiore ho fatto colazione, mi sono vestita per bene perchè la mia maestra delle elementari diceva che quando si ha un esame bisogna andarci sentendosi fighissimi, e poi ho guidato in stato confusionale fino alla facoltà.
Ne sono uscita quattro ore dopo con un venticinque sul libretto
e il Diritto Comunitario per sempre cancellato via dalla mia vita. Gioia assoluta.

Ho alzato gli occhi su strada maggiore e tutto era senza colore ma non mi importava nulla, anzi.
Quello di oggi è uno di quei cieli bolognesi che ad una prima e forse anche ad una seconda occhiata non sanno di nulla.
Bianco latte, senza evidenza di nuvole, avvisaglie di temporali, promesse di pioggia o nulla.  Per chi non è di qui, e magari è nato sul mare, questo cielo non significa niente, e puo’ solo mettere noia e tristezza, ma per me è il cielo di migliaia di giornate che ho vissuto, e mi pare d’amarlo infinitamente e penso che il più bel azzurro del mondo non riuscirebbe a sostuirlo.
E poi di tanto in tanto scende una neve leggera, minuscola, fiocchi come brillantini argento bellissimi.

Sono stanca, fra tre giorni ho un altro esame, ma va bene cosi perchè questo procedere a piccole mete pare funzionare.