di un lavoro, dei libri abbandonati, della gente

Apro gli occhi  e c’è un sole pallido che illumina i tetti, tento di allungare il braccio per individuare la Polpetta nelle pieghe del piumone ma mi pare che mi costi una fatica terribile. Pian piano riprendo coscienza e mi compiaccio di aver dormito mille ore, contemplando le lancette della sveglia puntate sulle undici.
In questi giorni in cui non ho scritto ho fatto il lavoro di intevistatrice al centro commerciale Lame, e come sempre mi sorprendo di quanta gente pazza esista al mondo. Mi è successo un po’ di tutto, dal settacinquenne che mi ha proposto seriamente di mantenermi e lasciarmi tutta l’eredità al fatto che ho trovato su una panchina il mio primo libro vagabondo ispirato al bookcrossing.
Ho avuto a che fare con gente che mi chiamava bel bocconcino, con esauriti che mi trattavano di merda, con persone che avevano un dannato bisogno di parlare e con un sacco di gente stressata e frettolosa. Ho toccato con mano la nevrosi che invade la nostra società decadente, e ho incassato un bel po’ di maleducazione ma anche di umanità e gentilezza. E’ stata dura, ma come sempre tutto cio’ mi arricchirà e mi renderà una Segretaria delle Nazioni Unite  migliore. Applausi.

4 thoughts on “di un lavoro, dei libri abbandonati, della gente

  1. elisina

    un romanzo di rosamunde pilcher…Lo leggerà mia mamma. Io in compenso, vi avverto, ho registrato su Bookcrossing il mio adorato amatissimo Madame Bovary e sto per liberarlo!!!!!!!! Attenzione!!!!!!

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