Monthly Archives: April 2006

sono una persona orribile!

Piove lentamente e mi rigirano in testa quattro righe di Pessoa che in questo momento mi sembrano la verità assoluta, una bibbia sacra.
Quando il cielo è cosi silenzioso, muto, assente, stranamente ragiono meglio e sono come piu’ limpida e tutto intorno a me mi pare di più semplice comprensione.
Da qualche giorno con Sara abbiamo inziato a pensare ad un viaggio in Portogallo per settembre.
In un certo senso vorrei già esserci, stare seduta al sole su un muretto bianco di Coimbra a bruciacchiarmi la punta del naso e a respirare forte l’aria dell’atlantico.
Mi immagino questa scena nel dettaglio piu insignificante, mi immagino la luce chiara,  e so con certezza matematica che sarei veramente felice.
Invece per ora niente muretto bianco, niente sole che fa venire le lentiggini: siamo al finire di questo aprile scialbetto, piovigginoso, grigio.
Dovrei essere grata dell’occasione irripetibile e mettermi a studiare come una pazza isterica, ma non mi riesce, sono sfaticata, sfaccendata, annoiata…una persona orribile insomma.
Bisogna fare qualcosa!

Advertisements

di un esame andato bene, dei jeans, dello studio

Ho passato una paqua tranquilla tranquilla fatta di polaroid in giardino e pranzi emiliani in  famiglia, ma è bella che finita e ora è tutto un girotondo di cose da fare, appuntamenti, lezioni, studio, libri, caffè di corsa.
Per lo meno finalmente sono usciti i voti di Filosofia morale con affianco al mio nome uno sbrilluccicante 26, e il postino mi ha consegnato il pacco con dentro i nuovissimi jeans Abercrombie: queste sono soddisfazioni!
Oggi ho passato il pomeriggio a fingere di studiare con ivan, ma sarà meglio che la pianti con questi mezzucci da liceale pirla, perchè tanto un giorno per nulla lontano mi trovero’ vis-a-vis con Panebianco e allora mi pentiro’ di tutto e non mi resterà che espiare le mie colpe lasciandomi fustigare…

di un articolo

Scalfari ha scritto su Repubblica un editoriale particolarmente bello, ve ne incollo una parte qui sotto, ma l’articolo intero (che merita veramente) lo trovate cliccando su questo indirizzo: 
http://www.repubblica.it/elezioni-2006-11/scalfari-italia-spaccata.html

"…Metà dell’Italia e forse anche più non si fida dello Stato. Quella è la vera questione di questo paese: non è la questione settentrionale e neppure quella meridionale, ma è la questione dello Stato. Gli italiani non se ne fidano. Invece gli inglesi sì, i francesi sì, gli scandinavi sì, i tedeschi sì e anche gli olandesi, anche i belgi, anche gli austriaci. Del loro Stato si fidano. "My country". In Gran Bretagna, che è il paese più liberale del mondo, i cittadini si chiamano sudditi tanto è il rispetto che hanno del loro Stato.

 Di quale nazionalità sei? Ti rispondono: Sono suddito inglese. Con orgoglio. Nello stesso modo, con lo steso orgoglio, un francese ti risponde che è cittadino francese. Da noi non si usa, perché siamo stati per secoli colonia. Vice-reame. Principato tributario dell’Impero. Oppure del re di Francia. Oppure del re di Spagna. Oppure pedina e base della flotta inglese. Oppure il Papa, ma quella è un’altra faccenda ancora più complicata. Lo Stato è il protagonista negativo della nostra storia nazionale. Lui ti vuole fregare e tu lo devi fregare. Cercherai di ottenerne qualche favore, piccolo o grande che sia, ma non ti impegnerai mai con lui, ti impegnerai con chi cercherà di farti avere quel favore e tu apparterrai a lui. Farai parte della sua clientela. Innalzerai la sua bandiera. Non per scelta politica ma per fedeltà alla persona. Eventualmente mascherata da ideologia… "

l'italia non è Bologna

Ho sempre odiato gli exit poll e dopo due ore che la gente in messenger impazziva aprendomi chat entusiaste o disperate ho chiuso tutto e ho spento la tv.
Con calma stamattina ho aperto repubblica e ho trovato notizie abbastanza buonine, e sono contenta di essermi risparmiata una nottata di frasi a caso.
Non ho mai pensato che la sinistra avrebbe stravinto perchè credo che queto paese abbia delle gravi tare culturali per cui gli è impossibile capire l’importanza della politica, del governo, del voto. Non siamo solo noi, gli Stati Uniti hanno rivotato Bush nonostante porcherie ben peggiori, e in Francia dove se la tirano tanto dicendo che gli italiani sono cretini hanno al governo gente come Villepin.

Ma noi abbiamo qualcosa in piu’: c’è gente, specie in certe regioni, capace di vendere il proprio voto per 50 euro.
Non sto a farne una questione morale, ma 50 euro sono davvero una miseria.

Le mie elezioni le ho passate dentro al seggio, a ridere e a tentare di fare passare il tempo con espedienti abbastanza criticabili.
Indimenticabili le terribili partite a briscola scrutatori contro rappresentanti di lista di Forza Italia, ventenni come noi, inspiegabilmente uguali.
Al di là di tutto la politica è anche una finzione scenica, una metafora di qualcos’altro.
Io penso che questo governo abbia fatto vomitare, penso tutto il male del mondo di uno come Casini, su altri neanche voglio pronunciarmi, ma quel che mi preoccupa è l’ignoranza dilagante.
Forse è che vivo in questa Bologna di pensionati e figli di pensionati, ancora attaccati al voto, che riescono a venire al seggio in condizioni di salute improponibili a costo di morirci dentro pur di mettere una croce tutta storta sulla scheda.
Amo follemente questa mia Bologna, questa mia Emilia che credo essere una specie di isola felice, ma l’Italia è altra e dovro’ rassegnarmici.

della musica

Stanotte ho una terribile nostalgia di chi non c’è più, è quella sorta di malinconia del tempo che ogni tanto mi assale peggiorata dal tristissimo evolversi di questo anno strano.
Ascolto Milano e Vincenzo di Fortis che amo follemente, e lascio che poi iTunes faccia da sè.
Melodie, suoni, parole, che poi sono pezzi interi della mia vita di cui ritornano vivi sapori odori colori che avevo scordato nel sovrapporsi indelicato dei giorni sui giorni.
Train in Vain dei Clash e il gusto amaro della birra chiara bevuta sulla collina del Parco Nord ormai secoli, forse millenni fa.
Le note allo yogurt di Sugar Girl dei Cure, il cocktail azzurro del vecchio Transilvania in via San Felice e lo spergiuro infantile di non bere mai più niente per il resto della mia vita.
Risento ora, dopo secoli, i noir desire e ripenso a quell’alba angosciosa e grigia sul treno che lasciava il mare blu della liguria e mi riportava nelle nebbie fitte della mia pianura.  Tenevo tra le mani una campanellina rosa che qualcuno tre ore prima aveva rubato per me dal giardino di Villa Montale e mi deprimevo al pensiero scemo di quei due occhi che non avrei visto mai piu’.
E’ buffo perchè nonostante lo strazio da romanzetto rosa che provocò in me nella realtà fu una cosa da niente.
E poi c’è Mis-Shapes dei Pulp, i giri sui colli col motorino sempre in due peggio degli 883, riempirsi la bocca di fumo acre e sentirne l’impercettibile consistenza, credere di fare qualcosa di proibito, pentirsene un secondo dopo e vergognarsene.
Parte I love you Maryanna di Rino Gaetano e mi viene da ridere perchè è la canzone di Barcellona, di Silvia che mette in ordine mentre io maneggio un ferro da stiro per la prima volta in ventanni e sono felice come poche altre volte.
Seguono altre canzoni e quindi aneddoti banali ma talmente presenti che mi metterei a piangere: le note al pianoforte di Nicola Piovani nel  circo massimo con davanti tre milioni di persone, ascoltare Bublè dal maggiolone di gièc guardando Bologna da San Luca, il fruscio dei dischi di mio padre quando ero una bambina, innamorarsi come una pera di un ragazzo con i ricci e chiedergli di cantarti Generator solo per sentire la sua bella voce.

mini post

Questa notte ho sognato moltissimo, anche se ora non ricordo nulla ne ho la certezza assoluta.
Appena sveglia mi sono stiracchiata per bene e ho sorriso vedendo la Polpetta fare lo stesso, poi mi sono alzata, ho messo sul vassoio rosa della colazione un bicchiere di latte candido e uno yogurt dolce, e me ne sono tornata a letto nel caldo della trapunta celeste.
E’ un periodo calmo, ovattato, tranquillo. Me lo godo perchè so che tra neanche un attimo dovro’ fare duemila cose e non avro’ più tempo per niente.

Martedi’ ho passato il pomeriggio sui colli con il ricciolino marci e frio, soddisfatta di quel tenero sole che batteva sulle colline verdi
Penso che anche se a guardar fuori oggi non sembra ormai è irrimediabilmente primavera.