Monthly Archives: September 2006

…Then you showed me Mars through your telescope…

Fuori brilla una giornata di sole tiepido, Sara è tornata a Bologna e io non riesco a cavarmi dalla testolina la melodia incalzante di Grace dei Supergrass.
Oggi mi sento realmente felice, mi sento come se avessi davanti centomila grandiose possibilità solo per il fatto di avere ventidue anni, un motorino nero e una manciata di persone a cui volere bene.
E’ uno di quegli attimi meravigliosi e brevissimi in cui ti sembra che niente al mondo possa costituire un problema, in cui ti senti stupidamente onnipotente, ma solo nel senso di saper desiderare unicamente cio’ che puoi avere (il che è una furbata, chiaro).
Tra cinque o sei secondi tutto tornerà nella norma e mi affliggero’ pensando al corso di spagnolo, a macroeconomia, e a tutto le menate del quotidiano che sarebbe di cattivo gusto elencare, ma non importa.
Seduta con Sara al tavolino di un bar qualsiasi di Strada Maggiore, a raccontarci le scemenze e le cose importanti dei due mesi appena passati, mi sono accorta che non mi serve molto altro.

E poi stasera vado al cinema col ricciolino a vedere i super pirati dei caraibi…

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It's just a restless feeling

Mi sento vagamente dentro Sunday Morning dei Velvet Underground e a pensarci bene non potrebbe essere altrimenti perchè è domenica mattina, e io la domenica mattina sento sempre una specie di inquietudine e fastidio, e la prova è che quando apro il giornale non c’è nulla che mi interessi.
Tanto da domani cambia il ritmo, cambia il refrain, cambia un po’ tutto e non so nemmeno dire se cio’ mi faccia contenta o meno, ma di sicuro non mi dispiace.
L’unica cosa che realmente mi attanaglia oggi è che mi hanno scippato in un’asta su eBay un paio di occhiali da sole INCREDIBILI.

pesissimo

Io e Bologna ci siamo svegliate con il sole.
La Polpetta si è fatta un nido con le mie coperte e continua a dormire con un occhio aperto, così controlla che non mi allontani.
Ieri sera è finita la Festa dell’Unità e mentre in aria scoppiavano le meravigliose scintille colorate dei fuochi d’artificio, io ho dato il mio ufficiale saluto all’estate.
A pensarci in questi mesi non è successo nulla da rimpiangere, ma  l’estate è sempre un qualcosa che in qualche modo, a volte anche subdolamente, ti cambia un po’ e quindi merita una cerimonia conclusiva o almeno un fatto simbolicamente significativo che ne decreti la fine.
Mentre me ne stavo là a fissare il cielo illuminato, con la faccia in su e la bocca atteggiata a grandioso stupore, ho pensato che tra un attimo ricomincerà tutta la giostra, tutte le cose che amo e odio, e che io ho un anno in più e dovrò convivere con questa sensazione strana di irrimediabilità.
E’ inquietante ma la faccenda è esplicata quasi alla perfezione dai Righeira!
"L’estate sta finendo/ un anno se ne va /
sto diventando grande / lo sai che non mi va
…"
Pesissimo.

il mio nome è jem!

Siccome, come dice Luis, le rivoluzioni non si fanno seduti davanti a un computer, mi sono messa d’impegno.
Per prima cosa ieri sera sono stata a Ozzano con Stefano Laura Ilaria ed altri,  e non mi sono ancora dimenticata il sapore del Porto sorseggiato lentissimamente, quasi centellinato.
Come secondo fatto rilevante ho comprato un paio di orecchini di plastica rosa a forma di stella che mi ributtano prepotentemente negli anni ’80 e mi fanno somigliare ad una versione ciambellina di JEM delle HOLOGRAM.
Come se non fosse sufficiente stamattina mi sono svegliata e sono andata in Galleria Cavour a tagliarmi i capelli corti, e quando sono uscita mi sono specchiata nella vetrina di Gucci in modo talmente vanitoso da fare quasi schifo.

Soddisfatta dei primi risultati evidenti della rivoluzione il pomeriggio l’ho passato col ricciolino a sbevucchiare caffè amaro nei tavolini all’aperto di un bel bar in via Santo Stefano, contenta e sorridente.
E con cio’ per ora è tutto.

del compleanno e della rivoluzione

Ultimamente dormo sonni profondi ingombri di immagini e fatti quasi realistici, faccio e dico cose che poi il super-io mi censura e che quindi ricordo solo a tratti,  poi mi sveglio desiderando che la mia vita abbia un sottofondo fisso tipo Let forerver Be dei Chemical Brothers.
Sarà che leggo un po’ troppo Marquez e mangio un sacco di pesche, quelle lucide senza i peletti,  o sarà che tra un minuto e trenta secondi compio gli anni, ma il mio cervellino sfarfalla piu’ del solito, stralavora.
Negli ultimi tempi per debolezza ho sbagliato molte cose e il  6 di settembre è una data significativa per prenderne coscienza, per dar vita ad una rivoluzione copernicana in formato ciambellesco, senza strappi ma efficace.
Immagino sia un pensiero scemo, ma vorrei che Sara fosse qui, cosi potrei raccontarle queste baggianate e farmi sgridare un po’.
Ma nonostante le mancanze è il mio compleanno, e inoltre credo che il lungo periodo di sospensione nel vuoto stia terminando.
Me ne sono accorta gironzolando per la facoltà alle dieci del mattino, accorgendomi che è di nuovo piena di facce conosciute e bevendo i primi caffè al Bar dei Servi con gli amici.
L’altra notte ho preso un foglio e ho scritto un impietoso j’accuse verso me stessa.
Ho ventidue anni e mi sento piuttosto bene, giuro e stragiuro che tornerò ad essere coraggiosa come lo sono stata in certi momenti gloriosi, come Bismarck davanti al Reichstag, come Julien Sorel nei salotti parigini.