I don't know if you're looking for romance or / I don't know what you're looking for

Ascolto in cuffia ad un volume indegno la bellissima i bet you look good on the dancefloor degli Arctic Monkeys e canticchio il testo ridacchiando tra me e me come una completa deficiente.
Mi sono imposta una serata di casalinga meditazione dopo l’ennesimo increscioso susseguirsi di rientri a notte fonda e sveglie alla mattina presto, ma a quanto pare la mia voglia di meditare rasenta miseramente lo zero.
Ieri notte mi sono ficcata a nanna alle tre e mezzo dopo una allegra serata al Pickwick, stamattina il trillo maledetto ha colpito alle 8 e cinquanta, e nonostante sapessi che mi aspettavano nove ore di simil-lavoro ero dannatamente contenta.
E in effetti sono stati tutti terribilmente carini, mi sono quasi divertita e ho sorriso a qualunque essere vivente sia entrato nella mia orbita.  Ho conosciuto una ragazza ed un ragazzo che stavano facendo piu’ o meno il mio stesso lavoro, e abbiamo pranzato insieme in un bel tavolino all’aperto.
Ridendo con loro, parlottando del nostro incerto futuro da universitari, e mangiucchiando macedonia con il sole dritto in faccia, mi è sembrata estate.
Ho pensato che in fondo non è difficile stare bene con le persone, e che tutto andrà in qualche modo per il verso giusto.
Chiedo un’assoluzione completa, totale, su tutti i fronti. 
Ma nessuno al mondo potrà negarmela dopo aver letto il testo e visto il video della canzone che ho in repeat da un’ora.

Stop making the eyes at me, I’ll stop making the eyes at you
And what it is that surprises me is that I don’t really want you to
And your shoulders are frozen (cold as the night)
Oh, but you’re an explosion (you’re dynamite)
Your name isn’t Rio,
but I don’t care for sand
And lighting the fuse might result in a bang, b-b-bang, go!

I bet that you look good on the dancefloor
I don’t know if you’re looking for romance or
I don’t know what you’re looking for
Well, I bet that you look good on the dancefloor
Dancing to electro-pop like a robot from 1984, From 1984!

I wish you’d stop ignoring me, because it’s sending me to despair
Without a sound, yeah, you’re calling me, and I don’t think it’s very fair
That your shoulders are frozen (cold as the night)
Oh, but you’re an explosion (you’re dynamite)
Your name isn’t Rio, but I don’t care for sand
Lighting the fuse might result in a bang, b-b-bang, go!

I bet that you look good on the dancefloor
I don’t know if you’re looking for romance or….

Oh, there ain’t no love, no Montagues or Capulets
Are just banging tunes and DJ sets and…
Dirty dancefloors, and dreams of naughtiness!

Well, I bet that you look good on the dancefloor
I don’t know if you’re looking for romance or
I don’t know what you’re looking for
Well, I bet that you look good on the dancefloor
Dancing to electro-pop like a robot from 1984, From 1984!

6 thoughts on “I don't know if you're looking for romance or / I don't know what you're looking for

  1. Snaporatzz

    il motivetto è simpatico ma soprattutto la domanda sembra importante (“I don’t know if you’re looking for romance or…”, intendo). Infatti mi girava spesso in testa, un po’ persecutorio, ultimamente. Il video però non l’avevo mai visto: vabbé che sono dei teenager o poco più; però sembrano proprio una band da festival di parocchia…la cosa forse mi aiuterà a rendermi conto che “pperò la domanda è sbaiata”:).

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  2. Slider

    è stata la canzone della mia estate!;D

    Gli artic sono diventati famosi perchè sono stati tra i primissimi gruppi a sfondare tramite my space!^ ^

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  3. Snaporatzz

    ahahah ma no dai..la domanda è FONDAMENTALE!

    non so, non so…il tempo passa, le cose si confondono. Le intenzioni del prossimo restano opache: le proprie continuano a sfuggire ma occupano sempre più il centro della scena. Dalla fase del fatalismo tardo-medievale della post-adolescenza (l’imperscrutabile volere del dio) si passa alla cosapevolezza rinascimentale dell’homo faber fortunae suae (tanto più sentimental-sessuale). Si spera di non progredire (regredire?) fino al rigido calculemus dell’era industriale per arrivare poi, magari, all’apatia post-moderna (o dell’anything goes:))

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