Monthly Archives: June 2007

genova per noi

E’ una strana sensazione quella di avere talmente tante cose da scrivere che si fatica a trovare da dove cominciare, non capendo in mezzo ad un assoluto groviglio da dove parta il gomitolo di lana azzurra degli eventi e dei sentimenti importanti.
Ora mi sento proprio così, ritrovandomi qui a scrivere una frase e a cancellarla un attimo dopo perchè non è aggraziata o espressiva o significativa come vorrei.
Nel giro di un paio di giorni ho iniziato il mio stage in Prefettura, e poi sono partita per una piccola vacanza genovese.
Sono state giornate belle, dolci, felicissime, e tutt’ora sorrido nel vuoto ripensandoci.
I colori di Genova, la camera da fiabetta su una torre, guardare dall’alto i tetti chiari snordarsi fino al porto, camminare per i vicoli strettissimi e misteriosi, svegliarsi con il profumo delle brioches, il mare come presenza costante anche dove non si vede, la gente, l’aria fresca, il sentire che non manca proprio niente…niente niente niente.
Genova incanta e il tempo è volato, ma fortunamente non ho avuto neanche un attimo per rattristarmi del ritorno alla routine e questa mattina ho varcato il portone della Prefettura con una faccetta tranquilla.
D’altronde anche qui non ho un cavolo di cui lamentarmi: le cose vanno bene, il lavoro è interessante, in pochi giorni ho imparato una miriade di cose e sono tutti terribilmente carini con me.

Vorrei scrivere meglio, scrivere ogni più piccola cosa per ricordarle tutte e non scordare neanche un dettaglio di questo periodo così felice, ma è meno facile di quanto sembri quindi vedo di accontentarmi.

Mon Dieu!

Ok, l’ho capito che è un periodo intenso, ma magari si sta un pochetto esagerando…
Ieri ho provato l’eccitante sensazione di schiantarmi col motorino contro una macchina, una sorta di tentato omicidio, e di rialzarmi senza sentire NIENTE guardando con costernazione il mio casco color prugna che ondeggiava a 6 metri da me.
Ovviamente nel giro di dieci minuti ha cominciato a fare male TUTTO, la gente continuava a dirmi che ci voleva l’ambulanza, ed io in totale esaltazione da incidente stradale avevo messo su una certa aria scocciata come di una a cui hanno annullato il volo per le Maldive.
Ora me ne sto qui dolorante, a fissarmi i lividini e i graffi, e penso che in fondo mica può andare tutto bene sempre, e che anzi, a dire il vero mi è andata bene anche stavolta.
Mi piacerebbe tantissimo cogliere l’occasione per fare per un pò l’ammalata, ma non ho tempo.
Ho finalmente preso alcune decisioni circa il mio ciambellesco futuro e devo sbrigare una serie infinita di questioni burocratiche per iniziare nel giro di una settimana uno stage in Prefettura.
Ci ho ragionato un sacco, mi sembra una buona opportunità, e poi è ora di assecondare un pò quel che offre il destino, smetterla di risparmiarmi.
D’altronde quando ti senti chiamare Dottoressa senza nemmeno esserlo ancora, mica puoi dire di no.

Mi è soggiunto proprio ora il pensiero angosciante che se mi fosse successo qualcosa l’ultimo post di questo blog sarebbe stato su Buttiglione e la sua ingordigia da gelato. Che schifo!

dell'infinito mondo delle Possibilità

Bene. Ho la testolina invasa di pensieri d’ogni sorta e difatti non dormo decentemente da settimane, ma non mi sento stanca, è come se il mio cervello stralavorasse e il corpo si fosse semplicemente adattato.
D’altronde una buffa congiuntura astrale ha messo improvvisamente in rivoluzione una buona parte della mia esistenza, e tutto contemporaneamente, anche aspetti assolutamente scollegati tra loro.
E così mi ritrovo pensierosa felice stupita dalla vita e con qualche decisione da prendere, di cui una che potrebbe cambiare e il refrain dei miei prossimi 6 mesi.
Ho voglia di fare cose nuove, dare gli ultimi esami, svegliarmi con il sole e non pensare alle conseguenze di niente.
Nè delle scelte per il futuro, nè dei sentimenti, nè di altro.

Fuori dalla finestra un cielo che sembra finto sta giocando con l’arancione, il rosa e il celeste, e allora non c’è davvero nulla che sembri impossibile, stasera.

clap your hands say yeah!

La situazione è questa: ti sei svegliata alle undici, mangi ciliegie ascoltando i Clap your hands say Yeah! e non hai per nulla l’aria di una che domani ha un esame.
Però ce l’hai, domani, un esame.

Ma non voglio fare la splendida, in realtà da dieci giorni vivo sui libri e quindi ho la coscienza pressochè immacolata, solo che oggi è domenica e ormai è scientifico che io la domenica non abbia voglia di combinare un bel niente.
Mi sono fatta tagliare via due centimetri di capelli ed è come se in questo modo volessi che tutto restasse immutato così com’è, esattamente precisamente com’è ORA.
E ho appeso in camera un enorme quadro di plexiglass riempito delle facce sorridenti delle persone a cui voglio bene. Ogni tanto lo guardo e mi sento felice, felice di tutti loro, e di me.

Adesso devo raccogliere la forza morale necessaria e tentare di far somigliare questa domenica sonnolenta ad un "giorno prima dell’esame", spaventarmi un pò, pentirmi di quel che non ho fatto, invocare l’aiuto divino, sentirmi colpevole, andare a lamentarmi un pò dalla mamma.