rebus sic stantibus

Questa notte, più precisamente nel cuore della notte, ricordo di aver fatto un pensiero intelligentissimo e di aver pensato: adesso accendo la luce e lo scrivo da qualche parte. Però alzarmi-accendere la luce-scrivere, mi è sembrata una sequenza di azioni faticosissime e ho lasciato perdere convinta di ricordare tutto perfettamente.

In realtà questa mattina non ricordo quasi nulla, se non che il pensiero girava intorno alla considerazione che sono una persona viziata. Ma, ecco, non era un pensiero punitivo. Era una sorta di presa d’atto di certe cose, come a dire che stando così le cose mica posso farci niente, mica è colpa mia.
Però la versione notturna di tutto ciò era molto più elaborata, e andava anche nello specifico.

Oggi ho deciso che non mangerò, tanto non ho fame. Ho di sfondo al computer una foto della fermata del metrò di Falguière, tutti mi chiedono quando mi laureo, ho comprato una polo a righine che assumerei a mia divisa ufficiale se soltanto non fossi la vanitosa che sono, e ho voglia di una marea di cose che però devono aspettare.

falg

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