too much things

Tornata, avvolta di pensieri d’ogni sorta, ho sentito la voglia fortissima di salutare la città con un immenso abbraccio metaforico.
E così dopo pranzo l’ho percorsa tutta intera, da una parte all’altra, con un lunghissimo giro in motorino da San Luca alla Pieve del Pino, dal colle dell’Osservanza fino a Paderno. Ho continuato ad andare senza meta su per i tornanti ombreggiati, finchè, arrivata a Sabbiuno, ho lasciato il motorino appoggiato senza cavalletto al muro di cinta, sono corsa su per le scalette fino al bordo irregolare del calanco, e con un leggerissimo brivido ho allungato la faccia per guardare in fondo alla valle.
Ho raggiunto la muraglia di cemento su cui sono installate le mitragliette, l’ho aggirata e mi sono seduta con la schiena appoggiata sul suo lato volto al dirupo.
E mi sono sentita libera, con il sole del primo pomeriggio in faccia e la lastra bollente a scottare le spalle, il vento e nient’altro.
Ho pensato alle cose felici di questa settimana, alle città affacciate sul Baltico, a quanto sembrino distanti quando invece tutto è volato velocissimo.  Potrei scrivere il resoconto più lungo della storia dei resoconti, ma non varrebbe una briciola di quello che sento.
Restano le banconote stropicciate con sopra facce misteriose, un migliaio di foto, un maglione perso, un sacco di birre bevute, un cuoricino d’ambra, i giochi con lo zucchero, la marionetta triste e quella felice, una cuffietta invernale, i magnaccia e le mignotte, l’aeroporto più bello del mondo, le mongolfiere, il verde di Suomenlinna, il ferry boat, stare di merda sul ferry boat, le sigarette nel menù del ristorante, i letti che si rompono senza un motivo, i fuochi d’artificio sul
fiume e le gare di offshore.
Le zuppe medievali, l’imitazione di un’alce, dormire col piumone, gli occhiali maragli, tirare con l’arco le stradine di Tallinn piene di caffè che quasi mi commuovo, i risvegli, la gente all’aeroporto, la poltrona massaggiante, i pelmeni, le coperte colorate per stare nei tavolini all’aperto, i castelli che sembra di stare a Mosca, le spilline sovietiche, i negozi sovietici, i reperti sovietici, gli aerei da guerra sovietici, i missili sovietici, i sovietici che hanno rotto.

E le torte.
E le eclissi di luna.
Vedere in giro per la strada i Deep Purple, Billy Corgan e DIO.

Credo sia più che sufficiente.

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