momenti di grazia

Fuori sole. Iniziato il secondo capitolo della tesi, il che vuol dire che va bene.
Vorrei fosse sempre come in questi primi giorni d’autunno, con le colline illuminate dalla luce e spazzolate da un vento freddo che viene da chissà dove.
Sì, vorrei fosse sempre tutto morbido come in questo periodo di scrittura, in cui nuoto felice tra sentenze della Corte costituzionale, colazioni al cafè all’angolo, film di Cédric Kaplish su Parigi e libri di Alvaro Mutis in cui mercantili fantasma vanno su e giù tra il Baltico e il Sudamerica.
E sembra passato un millennio dai giorni di Helsinki, e invece è poco più di un mese e allora il tempo è davvero buffo e stravolto.
Sto qui a litigare con l’interlinea del documento word, fra un’ora devo essere al lavoro, e tutta la mia devozione va verso un cappottino rosso saltato fuori dalle pagine di una opulenta rivista di moda. Mi rivoltano la testa immagini parigine, mi piacerebbe camminare su un qualche ponte affacciato sulla Senna, con il suddetto cappottino rosso, e degli stivaletti marroncini che fanno tac tac per terra.
Ecco, cos’è, questa, se non la felicità?

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