Monthly Archives: October 2008

pioggia e bacchette magiche

Richiede impegno uscire dal piumone morbido, e andare per vezzo alla finestra a scoprire qualcosa che sapevi già.
Piove, difatti, piove come in quegli autunni prettamente scolastici in cui a pensarci adesso ti pare piovesse sempre.
Ed è un venerdì mattina, e oggi non ho la giornata stipata di cose come quella di ieri, e mi piace crogiolarmi nel pensiero lieve che in pausa pranzo potrò sedermi sulla mia poltroncina di Feltrinelli sforzandomi di non addormentarmi, o magari potrò pranzare con una fetta di quella torta buonissima carote e mandorle guardando la pioggia da dietro la vetrina del caffè di via de’ Giudei.
Sono momenti che amo, e che mi fanno sentire forte.
Guardare la strada e le persone da dietro il vetro rigato di gocce. Sorridere, a volte, ed essere felice se qualche estranea o estraneo sorride di rimando, neanche ci si fosse raccontati una miriade di cose, con quei due sorrisetti incerti. E’ bello immaginarsi la loro vita, fare finta di conoscerla, fare finta che loro possano indovinare dietro i tuoi occhi chissà che cosa, quel piccolo viaggio che farai, l’emozione bambinesca per le lezioni che stanno per cominciare, le paure cretine, i desideri, le voglie, il piacere nel mordicchiare i pezzettini di mandorla in mezzo alla torta. Tenendo la forchetta tra le dita, e usandola come la più potente delle bacchette magiche, fare muovere il mondo e pensare alle cose belle.
E tanto posso essere forte quanto posso essere debolissima. Ma credo di dover fare i conti con tutte le mie paure e le mie insicurezze, ed essere semplicemente felice perchè le cose vanno davvero bene, senza preoccuparmi di scavare un bunker in attesa di chissà quale immane catastrofe.
Smiagolare in cerca di rassicurazioni, e credere, in fin dei conti, di non meritarmi tutto questo, è sciocco.
Mi spaventa l’idea che tutto finisca sempre, che le cose siano fragili, che le felicità siano momentanee. Ma non è una scoperta che valga la pena fare a ventiquattro anni, dovrei saperlo da tempo e non dovrei più inquietarmene.
Ho voglia di baci, e di tempo speso bene…

Advertisements

In fondo questa pioggia di oggi mi fa piacere, mi ricorda certi giorni di maggio ad ascoltare le gocce cadere sul tettuccio della macchina.

voglio dire…

In questo periodo di lavoro fino alle otto di sera, e di sabati sprecati dentro ad un negozio, mi sono chiesta se esista un modo, un modo plausibile e possibile, per fare una vita che non faccia sentire di stare perdendo una marea di tempo in cose brutte e inutili.
Voglio dire, a me piace lavorare, ma c’è un limite a tutto. Chi mi ripagherà di tutti i sabati mattina persi, di tutti i miei giretti in cerca di libri, dei miei caffè seduta ai tavolini con la moleskine davanti, dei pranzi in amabile compagnia, di tutti i bei pensieri annegati, dei viaggi non progettati, dei respiri profondi che si fanno solo quando tutto attorno è finalmente irrimediabilmente fermo? Chi?
Mi ricordo, con tenerezza, le giornate in cui potevo starmene seduta per ore sul muretto della piazza

senza alcun senso di colpa, e un bel libro in mano. Ora leggo Dostojevski all’una di notte, addormentandomi rigorosamente dopo due pagine e mezza.
Lo so che tra poco tornerò alla mia vita universitaria, ma durerà poco.
Urge una soluzione.

Un clochard che apre la sua bottiglia di birra sulla ringhiera della chiesa, con metodo e impegno, praticamente bellissimo.

La piazza con tutto il suo brulicare.

Un bacio veloce sulla soglia del negozio.

Il relatore della tesi che dice: "Signovina, sono gvavemente in mova con Lei, mi deve pevdonare".

Due biglietti per un volo misterioso, fra un mese.

E dopo una giornata di umore sfigolagnoso (cit. Oroscopo, Vanity Fair), quella di ieri è stata una giornata magnifica, con una dormita alle quattro del mattino sulla tavola del refettorio di una vecchia casa di campagna che dentro di me ora ha tutte le sembianze di un meraviglioso letto a baldacchino del 1600, un risveglio adorabile, e un pomeriggio di pace cosmica tra le foglie arancio-gialle del parco e gli aerei in alto a disegnare linee perfette.

E oggi scrivo la lettera di licenziamento.
E il colloquio di ammissione è andato bene.
E certe mani con dietro certi aeroplani mi fanno felice.

cose che mi piacciono.

quei momenti che.

Togliermi le scarpe; le brioches salate che nel resto del mondo non esistono; il suono degli stivaletti sul pavè; pulire il muso alla cagnetta con le salviette per neonati; i tavolini dei caffè; cantare in motorino stonando; l’odore dell’erba appena tagliata; le gocce di pioggia che scivolano sui vetri o che fanno rumore sul tettuccio della macchina; le librerie;  le cartine geografiche; gli arcobaleni; svegliarmi piano tenendo stretto il caldo sotto al piumone; sciogliere la gelatina; guardare il nonno innaffiare il giardino; i racconti di viaggio; le mele verdi; qualcuno che arriva mentre lo sto pensando; guardare il cielo muoversi; essere gentile; le persone che sono meglio di come danno a vedere; le verità; commuovermi per delle scemate; certe lettere; mettere ordine dopo mesi di disordine; essere desiderata; desiderare; i maglioni troppo grandi; le fotografie dove vieni bene; le fotografie dove fai venire bene il mondo; le telefonate improvvise, inaspettate, rapidissime, immotivate, amorevoli; i giochi; fare il bagno nella vasca con le bolle; quel momento in cui senti che tutto è a posto.