28 gennaio 2008 (mezzanotte o giù di lì)

Da due giorni tira un buffo vento di scirocco che fa venire il mal di testa e mette in subbuglio l’immaginazione. Ciò aggrava la sensazione di estraneità che ho per le cose che pure ho tanto voluto. Ed ora che sembra primavera ma non lo è, come si fa? Bologna ci inganna, gioca con il tempo, fa spuntare margherita a gennaio e sussurra storie di viaggi chissà dove…ma è pur sempre gennaio ed è presto per tutto.

5 febbraio 2008.

Notte notte notte. Si prospetta l’ennesima insonnia identica a quella di ieri e di ieri l’altro ancora, ma almeno deve aver smesso di piovere e tornando a casa ho visto un limpido cielo stellato. E’ troppo, dice. Lo penso anche io, ma non sarebbe nemmeno giusto che io lo pensassi. Pensieri, felicità, timori, domande e inquietudini occupano la mia mente più o meno in egual proporzione. E con tutto questo chiedermi, non mi rispondo un bel niente. E’ come se sapessi perfettamente a cosa vorrei tendere, ma al tempo stesso non fossi in grado di dirmelo.

2 aprile 2008 mattina.

Recuperata l’agendina sotto gli strati ormai geologici del mio disordine. E’ stato un primo aprile da dimenticare, tranne che per una cosa. Una cosa da brividi, volendo. Fuori c’è una sottospecie di pallido sole, ed io vorrei sentirmi come ieri, seduta sul muretto della piazza, mentre le campane della chiesa di Santo Stefano suonavano mezzogiorno. Con il sole a scaldarmi le guance, gli occhi un pò accecati, e il senso dell’attesa nel cuore. Ho iniziato a leggere il grande Gatsby.

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