Monthly Archives: December 2008

Jaro v prosinci

Dubček è morto a Praga il 7 novembre del millenovecentonovantadue, ma è stato seppellito a Bratislava, capitale dell’attuale Slovacchia. E’ nato in uno stato unito ma schiavo, ed è morto in uno paese diviso ma libero. Non ne era contento, ma la Storia sa essere crudele.
il suo busto, adagiato in una zona nascosta del giardino della facoltà di Scienze Politiche, è stato per anni luogo di un mio continuo e devoto pellegrinaggio (pellegrinaggio assai corto, considerato che dista sì e no cento metri dall’aula studio del dipartimento, ma pur sempre di devoto pellegrinaggio si tratta).
La Primavera di Praga fu un momento di gloria per l’umanità, e a me piacerebbe scovarne l’anima tra i vicoli della città, anche se so che arrivo abbastanza in ritardo.
Il pensiero di un treno che attraversa l’Austria e la Boemia, e giunge a Praga dopo tantissime ore, mi ridà il senso delle distanza e probabilmente mi restituisce il concetto stesso di viaggio.
La Lomo, che d’altronde ha più di vent’anni, è stata sottoposta a rigoroso collaudo, per altro brillantemente superato.
Non che io mi ci affidi particolarmente, ma La Signorina Sovietica, quando si va ad Est è sempre felice, non posso mica lasciarla a casa.
Si parte domani sera.
Quanto ne ho voglia…

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un briciolino

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Forse il Natale sembra davvero Natale soltanto quando sei bambino.
E magari può somigliarvi molto se devi occuparti di far rivivere quell’atmosfera apposta per degli infanti piccolissimi che ancora ci credono.
Senza mocciosi è solo un’occasione per riunire tutti, e mangiare cose buone, e sentirsi circondati da una famiglia che ci ama e che si è occupata di cercare un regalo che potesse piacerci, di impacchettarlo, di metterci un fiocco il più possibile in tinta con la carta.
E scritto così suona come una cosa da niente, o come un concetto malinconico, ma non volevo dire questo.
So che un giorno rimpiangerò la serenità semplice di tutto ciò, e voglio davvero capirla e apprezzarla, al di là del fatto che se non ci si lamenta un pò del natale non si è chic.

Questo è il settimo dicembre di questo blog, è stato un anno assolutamente miracoloso, e forse non dovrei chiedere un bel niente.
Caro Babbo Natale, se soltanto, stanotte, tu mi rendessi un briciolino più forte….

piante parlanti e momenti di estasi

IMG_6507Una bella serata, un sonno quasi sommerso, e stamattina, con ancora addosso il pigiama, il giornale ed una spremuta d’arancia… What a paradise!
Tra i sogni di questa notte vorrei annoverare quello in cui la pianta vinta questa estate alla pesca della Festa dell’Unità, tale Tronchetto della Felicità, si lagnava di non ricevere acqua da giorni e giorni. Diceva proprio: "ma non ti vergogni? Ho sete!"
Appena sveglia, memore delle visioni notturne, sono corsa a verificare tastando con fare scientifico il terriccio del vegetale, e ho trovato un deserto spaventoso.
Poverina, me l’ero scordata, e tutto a causa di una chiccosissima e immensa orchidea dono di laurea di una zia. Sono cose che non si fanno…

Sono in vacanza da almeno una settimana, e a parte studiacchiare e giocare alla fotografa in giro per la città, non ho nessunissimo impegno. Ieri, intorno all’ora di pranzo, mi sono andata a sedere sul muretto che circonda il sagrato di San Michele in Bosco, ho un pò scritto, un pò pensato, un pò non pensato affatto.
Si stava bene, anzi, si stava benissimo, con il sole in faccia e il cuore allegro.
L’arrivo dell’autobus sul piazzale scandiva i dieci minuti;  nessuno scendeva, nessuno saliva, e la balena arancione girava su sè stessa tornando da dove veniva.
E’ stato uno di quegli inspiegabili momenti di pace assoluta.

E l’altra notte, in pieno dicembre e in piena autostrada, una stella cadente ha tagliato a metà il cielo.

Il rumore stridulo di una tromba mal suonata sale dalla strada fino alla mia finestra. E’ il musicista slavo, che passa una mattina ogni tanto, e che suona suona suona fino a che qualcuno, stremato, non si affaccia a lanciargli qualche moneta.
E’ venerdì diciannove dicembre duemilaotto, e mentre mezza italia è sotto inchiesta e l’altra metà ha la nausea,
io, personalmente, leggo il giornale in tarda mattina e lo faccio con spirito leggero poichè non mi sorprendo di niente.
Ho voglia di cose belle, di passeggiate a cavallo, di teatri, di partenze, di film che commuovono, di fotografie di posti lontanissimi o vicinissimi, di regali di natale da niente impacchettati come un gioiello della corona.
Ho iniziato a leggere Raymond Queneau.

1998 le Canard enchaîné

Mi sono tornate in mente, ma non so perchè, le mattine d’inverno in cui scappavo da scuola e andavo a rifugiarmi nella biblioteca di Villa Spada. E mi è tornato in mente il piacere assoluto di nascondermi tra gli scaffali pieni di vecchie riviste catalogate e inumidite dal tempo, indisturbata e vogliosa di sonno.
Andavo alla lettera F, facevo scorrere le dita sulla fila delle copie di Frigidaire, e dopo averne scelta una senza alcuna logica, mi sedevo per terra, la schiena appoggiata alla libreria, e con addosso la sensazione inspiegabile ma bellissima di stare frugando in un qualche pericoloso tesoro, mi annegavo tra i fumetti di Andrea Pazienza, gli articoli, e le storie, già allora vecchie di anche dieci anni ma ancora così scandalosamente rivoluzionarie…

le palline rosse in mezzo al blu

Tra carabinieri che urlano al megafono "Andate via!", concerti deliziosi e scorribande in cerca di palline di natale e gazzosa, è arrivato il quindici dicembre: hai un esame, oggi pomeriggio, Elisa.

E mentre prendo atto di questo fatto, guardo il mio albero luccicante, e guardo il mondo dietro la finestra alla sue spalle.
Sono allegra stamattina, anche se ho l’impressione che non smetterà mai di piovere e che non comincerà mai a nevicare.

Ho fatto un sogno lungo e complicatissimo, e in questo sogno passavo la notte su una barca immensa, dove tutti ballavano e festeggiavano. Cercavo qualcuno, verso le cinque del mattino, ma non lo trovavo.
Una donna bruciava, mentre i vigili del fuoco e i medici la coprivano e cercavano di spegnere le fiamme, tutti la guardavamo con pietà, ma la cosa sembrava quasi accettabile e si finiva per continuare a ballare e ballare…
Forse leggere Sartre prima di addormentarsi mette troppo in subbuglio.

Se fosse sempre domenica pomeriggio, sarebbe proprio magnifico.
O al limite dovrebbe essere sempre il giorno prima di una qualche partenza, di una qualche partenza per un qualsiasi luogo.
Ancor meglio se il luogo non lo conosci, ancor meglio se sai che in ogni caso sarai felice.