Praga, parte terza

   

Temo di doverla finire con questo resoconto giornaliero della mia vita praghese, o questo pseudoracconto di viaggio diventerà un vero racconto di viaggio, un racconto di cui non frega niente a nessuno per altro.
Perciò temo di dover riassumere ancora di più di quanto già non stia facendo, e quindi irrimediabilmente ignorare fatti e posti. Ma come si fa? Come si fa a non parlare di come ci si sente a fare colazione alle due del pomeriggio alla Obecní dům, immensa sala da the belle epoque al piano terra del Municipio di Praga? Pianoforte e tromba che accompagnano il walzer dei camerieri in livrea, fette di torta, strudel caldo con pallina di gelato, l’atmosfera grandiosa e i lampadari immensi. E così arriva il cameriere e dice "Sir" e "Madam", e tu metti su una tale faccetta da nobiltà fin de siècle che solo per quella Marx ti avrebbe fatto impiccare, però sei una nobildonna cortese che dice thank’you tante volte e lascia cospicua mancia, e anche il Sir è un Sir di tutto rispetto, e ti piace come fuma la sua sigaretta, e ti piace persino come beve il caffè.
E’ la sera dell’ultimo dell’anno, a Praga fa sempre più freddo, compro la cuffietta, torniamo da Sturbucks e verifichiamo se effettivamente l’unica musica ascoltabile in Repubblica Ceca è la house. E sì, è la house.
Facciamo un dormino che dura fino alle ventitre circa, giusto in tempo per correre in piazza Venceslao a vedere i fuochi d’artificio della mezzanotte. La lunga piazza di Praga è stipata di persone, ma soprattutto sembra una specie di campo di battaglia in cui centinaia di persone fanno esplodere fuochi di proporzione spaventosa. Delle specie di bombe in mezzo alla folla, una cosa mai vista, da fare invidia a qualunque capodanno cinese. In tutto questo bum bam bom la mezzanotte arriva e nemmeno si nota la differenza, è un continuum di scoppi e colori e riflessi sugli immensi palazzi barocchi degli hotel di lusso.
Abbiamo un sigaro e uno spumante Bohemian Sekt comprato da Tesco in grande offerta. E’ delizioso, o non lo so, magari semplicemente mi appare delizioso, ma la sostanza è la stessa.
Acquistiamo due spicchi di pizza con pollo, una cosa che a pensarci adesso ho i brividi, gironzoliamo, evitiamo locali, entriamo in un locale dove un australiano ci impezza e continua a ripetere che lui e la sua ragazza vivono a Londra, poi si imbarca in discorsi strani, di cui verso la fine perdo il filo. A. annuisce dicendo "si si…" il che mi rassicura moltissimo, nonostante io non abbia compreso quale sia il soggetto della frase.
Continuiamo la serata in un bar che batte bandiera australiana, sulla cui porta compare Dino che a Bologna non vedo mai e che fa ridere incontrare in Repubblica Ceca. Ci confidiamo un disperato amore per i trldo e un colpo di fulmine con Praga tutta.
A. ha in testa un colbacco bellissimo, praticamente non beviamo acqua da due giorni, io vengo immortalata dal fotografo del locale che mi dice qualcosa in ceco.
Sono quasi le quattro del mattino, rubiamo un boccale, ed inizia così il duemilaenove.

 

La mattina dopo ci svegliamo a orari indecenti, il cielo è grigio e il termometro segna -5° centrigradi. Mentre percorriamo il ponte che va a Mala Strana vedo nuotare nel fiume qualcosa che ad una prima occhiata mi sembra una enorme anatra. Ci affacciamo e vediamo un’altra enorme papera dalle fattezze umane emergere dall’acqua e risalire l’argine. E’ un uomo nudo, con la pelle viola dal freddo, e anche l’altra papera è in realtà un uomo! Nello stradellino li attendono dei bambini vestiti con le tute da sci, e degli adulti di cui alcuni intenti ad asciugarsi e rivestirsi. Una signora insospettabile si china e mostra il sedere nudo, A. scatta una foto, l’Ercule che è emerso poco prima dalle acque si è messo a correre avanti e indietro (sempre nudo). 
Visitiamo Kampa, andiamo in stazione e scopriamo che tornare a casa è improvvisamente molto complicato ma confidiamo di rimediare il giorno dopo; intanto, siccome il primo pessimo incontro con i dipendenti delle ferrovie ceche ci ha stremati, mangiamo una schifezza locale che ha tutto l’aspetto di una crescentina fritta con sopra il ketchup, e ci ritiriamo per un breve dormino precena. Sono le 21 circa.

Ci risvegliamo quindici ore dopo, ho sognato l’impossibile, A. ha sognato i Pooh che gli rubavano l’idea per una canzone (o qualcosa del genere) più, sostiene, tutte le persone che conosce.
A. indossa i pantaloni normali e la maglia del pigiama e io ho mezzo pigiama e mezzo no.
Siamo un pò schifati da noi stessi e un pò orgogliosissimi.

Giuro che finisco.

4 thoughts on “Praga, parte terza

  1. anonimo

    quanto è bello il tuo racconto, non accorciarlo ti prego.

    dettagli, dettagli, dettagli…!

    (maledetti pooh! ma sembre meglio dei ricchi e poveri..)

    Reply

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