Monthly Archives: February 2009

Buongiorno Signor Panettiere

Cancello la piccola manciata di parole svogliate che ho buttato giù finora e ricomincio da capo, poichè anche se ho la spiacevole sensazione di non esserne più capace, oggi vorrei davvero scrivere.
Studiare poi mi fa male, questo è certo, ma ho troppa necessità di sentire di stare facendo qualcosa di buono per richiudere il quaderno e mettermi a dipingere, o ad innaffiare le piantine, o a spolverare i miei amati libri.
L’orchidea ha perso l’ultimo fiore con un sussulto dignitoso, come di una regina di Francia che perda la testa sulla ghigliottina. Mi chiedo se sia colpa mia, cioè se sono in qualche modo responsabile di un tale crimine, ma in fin dei conti mi sa che sono i fiori ad avere una loro vita molto breve, e se ora è tutta spoglia non dipende da quanta acqua io le abbia dato o dal fatto che non l’ho mai sistemata in un vasetto più grande, eccetera eccetera…

Ci sono pomeriggi come questo in cui mi sento immersa in una solitudine desertica, perchè la verità è che sono una cretina sempre bisognosa di stimoli positivi, qualcuno disse "un gatto".
Quando Sara era ancora qui mi chiedeva sempre di andare a vivere insieme, ed era un pensiero che mi piaceva moltissimo. Mi immaginavo come sarebbe stato tornare a casa e trovarci lei in pigiama, o fare colazione insieme con il latte e i biscotti – non pensavo mai a quanto mi facciano schifo i biscotti nel latte, era una immagine ideale, ecco.
Avrei pitturato la mia stanza di azzurro, e Sara avrebbe fatto la sua magari verde pallido. Cioè, non lo so se le sarebbe piaciuto il verde pallido, ma così, per dire.
Le avrei raccontato le cose che mi intristivano o che mi rendevano schifosamente felice, e lei mi avrebbe detto che sono una scema.
Avrei fatto la spesa sempre io, perchè Sara è una da frigo vuoto, però a me piace fare la spesa, soprattutto nelle botteghe dove ti conoscono ("Buongiorno Signor Panettiere, potrei avere i soliti grissini?"), quindi sarebbe andato bene così.
Non avrei avuto questi pomeriggi pallosi, a parlare con l’orchidea che fa l’offesa.

συλλογισμός

Dopo alcuni minuti sovrapensiero a pagina 78 del libro della Lupton, raggiungo la fine del capitolo, e mi alzo per farmi l’ennesimo caffè della mattina. Me lo bevo qui davanti, scrivendo queste quattro righe chissà poi perchè.
Devo confessare a me stessa che non me ne può fregare di meno di Beck e Giddens, o di Luhman, o di quella ridondante di Mary Douglas. Devo confessarmelo, sì, per onestà intellettuale, ma che sia finita lì, come una confessione e basta. Perchè non ne consegue niente. Credo, in fin dei conti, che non mi interesserebbe nemmeno di Carlo Magno, o di un qualche fondamentale comma del diritto civile.

E’ che ho voglia di partire, partire con te, per una qualsiasi meta di prati verdi e alberi che fanno ombra.
Ma anche solo per un giro in macchina a casaccio, con te che guidi e io che tengo i piedi sul cruscotto.

se parli di me

Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie,
dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via.
Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo,
dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai

Ieri sera, con addosso il pigiama e la cagnetta, perdevo un pò di tempo davanti ad un programma musicale, dove giovani talenti si esibiscono e cercano di vincere una specie di contratto discografico.
In realtà pensavo alle mie cosucce, e lentamente mi addormentavo, sbirciando lo schermo distrattamente.
Poi però è salito sul palco un tale con una bella voce, e si è messo a cantare un brano di Battiato con un testo molto sentimentale.
E mentre cantava guardava un punto non meglio specificato del pubblico, e lo guardava con un tale amore da lasciare secchi, tanto che se ne sono accorti tutti quanti.
E quando hanno inquadrato il punto non meglio specificato, lì seduta c’era una ragazza, la sua, carina in modo normale, con gli occhietti lucidi e la faccia imbarazzata.
Ecco, io mi sono un pò risvegliata, perchè lui la guardava come se fosse stata l’essere più incredibile nell’intero universo.

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Un sole pallido, un non-sole quasi, l’aula studio, ed io che mi metto a scrivere qualche riga per spezzare il ritmo annoiato della lettura, ma anche il ritmo ridondante di tutti quei pensieri che si infilano tra le lettere nere su fondo bianco, senza riempire mai gli spazi (e devono essere davvero piccoli i miei pensieri).
Sarebbe bello, mi son detta, se riuscissi ad abbassare la guardia fino a non avere più nessuna voglia di difendermi, se riuscissi ad eliminare l’imprinting sbagliato delle mie paure, delle mie fragilità, delle mie mancanze.
Eppure, insospettabilmente, ci sono anche volte in cui mi vedo bella così. Bella perchè inciampo, o perchè cammino rasente al muro per coprirmi le spalle senza nemmeno sapere bene da cosa. Se ascoltassi qualcuno raccontare di me stessa, poi, mi troverei tenera, e avrei una gran quantità di parole buone come il miele, nonostante le mille volte in cui ho sbagliato, e la scioccaggine fraudolenta dei miei timori.
Non si può valutare sè stessi in base all’amore che si riceve, alla dedizione degli altri, all’attenzione con cui ci cercano o ci desiderano o con cui leggono quello che scriviamo.
C’è sempre troppa fretta, troppo poco tempo, e non dipende realmente da noi, non c’è alcuna diretta proporzionalità.

periodo azzurro

Questa notte ho dormito davvero bene, dopo appena quattro o cinque pagine dei Buddenbrook e un bicchiere di latte freddo con il biociok. Ho sognato la Polpetta per l’ennesima volta, e mi sono svegliata vogliosa di dormire ancora ancora e ancora. Per fortuna che le esigenze della cagnetta mi costringono sempre a uscire dal piumone e a superare la pigrizia invernale, così da brava ho studiato e cercato libri in giro per biblioteche.
Ora che è pomeriggio vorrei cimentarmi in centomila altre attività molto più divertenti, tipo un quadro futurista, una torta salata o una pittura murale…Ho voglia di fare cose!

(penso che gente come Picasso, o Dalì, siano stati gli uomini più fortunati del mondo, perchè hanno sul serio potuto fare quello che desideravano, e l’hanno potuto fare senza nemmeno annoiarsi, variando, ricercando, sperimentando. Hanno disegnato, ma anche dipinto ceramiche come degli artigiani, semplicemente perchè gli andava e gli riusciva bene)

Poi dovrei pensare seriamente a come risolvere la questione della mappa geopolitica enorme che ho comprato e a cui non trovo spazio, visto che faccio sempre questi acquisti esagerati senza pensare alle conseguenze.
Una delle possibilità potrebbe essere quella di dividere la mappa per continenti o anche senza criterio, tagliare, incorniciare ogni singolo pezzo, e appenderli come un quadri singoli negli spazi esistenti, anche lontani l’uno dall’altro. Non sarebbe più una vera cartina, ma almeno avrei tutto visibile, senza contare che a mio avviso sarebbe una vera chiccheria. 

la rivoluzione non si processa

Non mi interessa per niente se stanotte nevica e non me ne frega nulla se il capitano Giuliacci ha detto che la bella stagione è lontanissima… Me ne frego dei loro terrorismi invernali!
Io sono una guerrigliera della primavera, una rivoluzionaria primaverile, e oggi ho commesso un atto veramente ma veramente provocatorio: l’acquisto di ben tre cose assolutamente immettibili al di sotto dei venti gradi. Però adesso non datemi della materialista, lo sapete tutti che la rivoluzione non si processa.
E poi non è soltanto questo, non è soltanto che compro tshirt gialle con sopra il disegno di una giraffa, ho proprio una voglia di terribile di fare cose, di vedere posti, anche posti dietro l’angolo, di dormire come dico io con chi dico io, di pranzare come dico io con chi dico io…

Non voglio niente di assurdo, niente di strano o di costoso. Voglio soltanto tempo, e sole che batte su vestiti di cotone a fiori.