Un sole pallido, un non-sole quasi, l’aula studio, ed io che mi metto a scrivere qualche riga per spezzare il ritmo annoiato della lettura, ma anche il ritmo ridondante di tutti quei pensieri che si infilano tra le lettere nere su fondo bianco, senza riempire mai gli spazi (e devono essere davvero piccoli i miei pensieri).
Sarebbe bello, mi son detta, se riuscissi ad abbassare la guardia fino a non avere più nessuna voglia di difendermi, se riuscissi ad eliminare l’imprinting sbagliato delle mie paure, delle mie fragilità, delle mie mancanze.
Eppure, insospettabilmente, ci sono anche volte in cui mi vedo bella così. Bella perchè inciampo, o perchè cammino rasente al muro per coprirmi le spalle senza nemmeno sapere bene da cosa. Se ascoltassi qualcuno raccontare di me stessa, poi, mi troverei tenera, e avrei una gran quantità di parole buone come il miele, nonostante le mille volte in cui ho sbagliato, e la scioccaggine fraudolenta dei miei timori.
Non si può valutare sè stessi in base all’amore che si riceve, alla dedizione degli altri, all’attenzione con cui ci cercano o ci desiderano o con cui leggono quello che scriviamo.
C’è sempre troppa fretta, troppo poco tempo, e non dipende realmente da noi, non c’è alcuna diretta proporzionalità.

5 thoughts on “

  1. Autoesploratore

    Ci si valuta per quello che si da..
    Per cosa si costruisce..
    Purtroppo non c’è nessunissimissima relazione/proporzione tra quello che si da e quello che si riceve..
    O forse si.. ma è inversamente proporzionata:)
    Autoesploratore

    Reply

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