Monthly Archives: February 2009

i baci sul frecciarossa

Sunday I break my head
Sunday I’m coming back
Monday is not my day
Tuesday I go away
Wednesday I meet Helene
Wednesday I wait my man
Thursday I wash my car
Thursday here come the sun
Friday … Saturday is my only day
To be with you!

E’ necessario un decreto legge urgentissimo, per risolvere una gravissima questione: io voglio vivere nel weekend.  Quindi: lunedì, martedì, mercoledì, giovedì aboliti.

Tanto non servono! E’ incredibile quante cose e quanti chilometri si possano stipare dal venerdì sera alla domenica.
Si può andare a sculettare sulle note di Dancing with myself di billie Idol, tornare alle quattro del mattino mettendoci dieci minuti a salire le scale, fare un gran casino nella casa addormentata mentre il mondo gira gira gira. Mettersi a letto, rimettersi su perchè mica stai tanto bene, rimettersi a letto, risvegliarsi dopo 3 ore e mezza di pseudo sonno che ancora tutto gira gira gira e la cagnetta ti guarda veramente male.
Vestirsi con grande fatica, prendere il motorino, prendere il treno frecciarossa, darsi baci sul frecciarossa, arrivare a Milano in un’ora, andare alla mostra dei futuristi, passeggiare per la città gelida e piena di sole.
Farsi venire un gran sonno ed essere contenti perchè sembra di stare in vacanza. Tornare a Bologna, partire subito per Rimini, mentre hai la sensazione che ancora tutto giri giri giri, cenare con diciottomila portate che non finiscono più e desiderare tantissimo un letto.
Il letto è al piano di sopra, è facile, basta salire con i tuoi tacchetti per qualche gradino. Aria gelida, vista sulla valmarecchia (dico bene?), lucine, stelline, e poi il mondo dei sogni.
Domenica mattina risvegliarsi BENE, tornare a Bologna,dove  passare il pomeriggio a costruire aeroplani di legno e a dormicchiare.

Perchè mai dovrebbero esistere gli altri giorni?

rileggere.

A vederlo da lontano non sarebbe che un punto nero:
nel nulla, il niente di un uomo e di un cavalletto da pittore. 

Il cavalletto è ancorato con corde sottili a quattro sassi posati nella sabbia.
Oscilla impercettibilmente al vento che sempre soffia da nord.
L’uomo porta alti stivali e una grande giacca da pescatore.

Sta in piedi, di fronte al mare, rigirando tra le dita un pennello sottile.
Sul cavalletto, una tela.


A confronto con certa gente, i matti veri che incontri per la strada sono dei gentiluomini.
Proprio l’altra mattina, mentre leggevo il giornale in piazza santo stefano, uno di questi matti veri mi si è seduto affianco e mi ha fatto una domanda bellissima: "Posso farti compagnia senza molestarti?". 
Non è una frase meravigliosa? Senza molestarmi! E’ una delle cose più gentili del mondo
Fanno molta più paura le persone "normali", purtroppo.

Oggi, dopo giorni e giorni di tormenti telefonici al Signor Fotosviluppo, ho finalmente ritirato le fotografie medio formato che ho scattato con la Sem e la Adox. Volevo la certezza di essere una pessima fotografa; ora ce l’ho: sono una pessima fotografa, ma posso migliorare.

Posso migliorare su molte cose, in effetti, anche se già non sono niente male.
Guardando dentro il mirino a pozzetto della Semflex, e muovendo la ghiera della messa a fuoco, ci si accorge che la stessa scena può apparire molto diversa. Si possono vedere con nitidezza le cose in primo piano, e completamente sfuocate quelle a metà e sullo sfondo.  Oppure vedere benissimo il contorno, e non poter distinguere cos’è quell’ombra davanti agli occhi.

Imparare a farlo con i pensieri, a mettere a fuoco ciò che conta, da 0.9 a infinito.

Anche perchè questo inverno sembra non finire mai, e in giornate come questa sembra che i sentimenti siano andati a farsi un giro altrove, un giro dove almeno qualche raggio di sole arriva. Come biasimarli? Anche io andrei volentieri a mettere la faccetta al sole, a scaldarmi le guance canticchiando i Vampire Weekend, con una cuffietta sì e una no.
Mi sembra tutto così freddo attorno, ho così voglia di suscitare entusiasmi!

Esser svegliati presto prima delle sei
E fermarsi in trattoria per un panino
e restar due giorni a letto e non andar più via
Perché no? Perché no? Perché no? Perché no?
Scusi lei mi ama o no? Non lo so però ci sto!
Comperar la terra ed un grande vaso
coltivare un orto sul balcone insieme a te
Chi rubò la mia insalata? Chi l’ha mangiata?
E rincorrerti sapendo quel che vuoi da me
Chiedere gli opuscoli turistici della mia città
e con te passare il giorno a visitar musei
Monumenti e chiese parlando inglese
e tornare a casa a piedi dandoti del lei.
Perché no? Perché no? Perché no? Perché no? Scusi lei mi ama o no? Non lo so però ci sto!
Perché no? Perché no? Perché no? Perché no? Scusi lei mi ama o no?
Ah ah aha Non lo so però ci sto però ci sto!

rosso e blu

maps

I miei occhiali da sole con la montatura rosa, il cielo azzurro, e in testa ancora la voce di Billie the Vision e dei suoi dancers.
Perchè quello di sabato è stato un concerto bellissimo, ed è stato bello anche perdersi un pò per le strade di Ravenna, e passare una domenica di quelle che amo.
Il weekend porta con sè le cose più dolci, e il bello è che la sensazione di queste cose dolci fa sentire il suo effetto ben oltre il lunedì mattina.

Poco fa ho comprato una enorme cartina geopolitica del mondo. Non so nemmeno dove appenderla, ma non importa, le troverò un posto. E segnerò con dei pallini blu e rossi i posti dove sono stata e quelli dove voglio andare.
I pallini blu e rossi poi, mi ricordano due persone che giravano per la stessa città senza (quasi) mai incontrarsi.

lesson n.1

Cambio di registro, subito.
Ma proprio subito.
Io Vs. i discorsi razionali è una guerra già vista, l’ho persa una volta, la perderei ancora.
Nessuno viaggerà nel tempo per assistere l’Elisa dei pirati, o quell’altra Elisa di cui mi scoccia persino parlare. Ci sei tu e basta, e ci sarai sempre tu e basta, ma questa non è una cosa brutta!
Bisogna solo ricominciare da capo, tornare alla prima lezione.

testamento biologico

Questo è un paese infelice. E intendo infelice in contrapposizione all’aggettivo felice che accompagna la parola paese quando ci si riferisce ad un luogo in cui l’uomo possa esercitare la sua felicità.
E’ un paese di ipocrisie, dove per decenni la buona borghesia, il più delle volte dichiaratamente cattolica, è andata all’estero a esercitare gli stessi diritti che qui negava alla gente qualunque.
Si andava all’estero per abortire, per morire dignitosamente, per mettere al mondo bambini con tecniche utilizzate in tutto il mondo ma qui negate. Si andava e purtroppo si va.
In questo paese di ostentata religiosità, si può tutto ma in silenzio. Di nascosto, dissimulando.
Vuoi morire con dignità? Va bene, ma non fare troppa cagnara, non attirare l’attenzione, fallo e basta, con la compiacenza di un medico amico, con la solidarietà umana di un qualcuno.

Questo è un paese infelice perchè permettiamo a gente la cui condotta morale è vergognosa, di farsi portatori di un valore che non è di nessuno, se non di chi lo possiede.
Con la bandiera della vita in mano sfilano sul palcoscenico politico i peggio puttanieri, mafiosi, ladri, corruttori, porci, preti pedofili. L’elite al contrario del paese, tutta impegnata ad urlare in faccia ad un padre che da diciassette anni si occupa di una figlia morta cerebralmente, che lui vuole ucciderla, e oltretutto facendola soffrire.

La verità è che tutti questi politicanti che trasudano grasso e sporcizia, si stanno chiedendo perchè mai questo pazzo non abbia fatto come fanno tutti, perchè non abbia portato la figlia in Svizzera come avrebbero fatto loro, e risolto alla solita vecchia maniera il solito vecchio problema.
Già, perchè il Signor Englaro non ha portato la figlia in Svizzera?
Me lo sono chiesta per un pò,  e ho capito che ogni tanto, diciamo su centomila persone normali, ce n’è una diversa dalle altre, ce n’è una a cui interessa che il paese in cui vive sia un paese migliore.
Lo dovremmo abbracciare tutti, gli dovremmo tutti scrivere quanto gli siamo riconoscenti per la battaglia civile che sta facendo, per questi diciassette anni di sofferenze, delusioni, insulti.

I nostri poltici, nella loro schizofrenica visione di un mondo incentrato sulla loro poltrona, inscenano il loro circo disgustoso, atteggiandosi a padri di famiglia amorevoli e pii, come se fossimo ancora in un fantomatico 1950, con lo spauracchio comunista a turbare i sogni delle cattolicissime casalinghe italiane.
Mi fanno vomitare, e mi fanno incazzare, perchè a loro non frega niente di Eluana Englaro, o dello sconosciuto signor nessuno immobile su un letto, gli frega solo di recitare bene la parte, e contentare i monsignori.

Voi, i vostri decreti sceneggiata, le vostre facce false, vi dovreste vergognare. Mai che vi prendiate una cazzo di responsabilità di ammettere che il mondo non è a vostra immagine e somiglianza. Mai che facciate il vostro dovere.

Se il Presidente della Repubblica firma quel decreto io appendo uno striscione alla finestra, lo venissero a togliere. Non si rispettano neanche più le sentenze? Lo stato di diritto dove dannazione è?

Ah, lo scrivo qui, nel caso un giorno ci fosse un qualche dubbio sul mio desiderio o meno di stare su un letto diciassette anni: non voglio, grazie.

polemica

Ultimamente credo di aver coniugato al futuro ben pochi verbi. Per timore, chiaramente, e magari per vezzo.
A volte si può fantasticare senza pericolo di farsi male, altre volte, come questa, lasciar correre la fantasia e i bei pensieri sembra terribilmente rischioso per il proprio cuore.
Eppure non si può avere sempre paura, non si può, anche se nessuno può assicurarti niente, anche se non sai cosa succederà domani, anche se non sai niente di niente. Non si può aver paura.
Qualche giorno fa una persona che fa pensieri simili ai miei mi ha detto che bisogna imparare a pensare giorno per giorno, a godersi le cose e basta.
Giusto, giustissimo, mi sta bene di pensare al presente, però allora la domanda è: quanto tempo della giornata dedichiamo alle cose di cui veramente ci importa, alle cose che ci fanno stare bene e alle persone che amiamo? Quanto a cose spiacevoli o noiose o inutili? Tutto questo tempo chi ce lo ridà?

E visto che oggi sono polemica vorrei dire che non si fa. No, non si fa di trasformare un cielo azzurro in un cielazzo grigio nel giro di mezzora, senza che una abbia neppure il tempo di accettarlo.