(trecentoquattro)

Mi sono svegliata troppo presto, e ora gironzolo per casa un pò spaesata, like a cat around hot porridge, come suggeriva quel modo di dire scandinavo che abbiamo imparato sul volo di ritorno da Stoccolma.
Intanto sta passando sotto la mia finestra il suonatore di fisarmonica, che esegue una nenia zingara mentre il ragazzino che lo accompagna prende al volo le monetine lanciate dalle finestre. Poche, in fondo.
A volte non riesce ad acciuffarle prima che tocchino terra, e queste rotolano fino a ficcarsi sotto le macchine parcheggiate, e il ragazzetto, magro, veloce, si fionda a recuperarle appiattendosi all’asfalto.
E’ una scena buffa e triste insieme, come finire catapultati in una città che non è questa, come essere in un film in bianco e nero.

Ieri sera, ad un concerto, è stata "letta" una canzone che racconta di un padre, che lo racconta in una maniera che mi obbliga a pensare al mio. Ha molte mancanze nei miei confronti, mancanze affettive, di scambio, di insegnamento, di dialogo. Se mi piacesse giocare al gioco delle colpe gliene darei molte, ma sono abbastanza grande per imparare da sola a sentirmi amata.
Questo dannatissimo discorso mi fa sentire male, perciò fine.

2 thoughts on “(trecentoquattro)

  1. gracer

    se io fossi forte come qualcuno crede, adesso dovrei continuare la (mia) storia esattamente dal punto in cui tu l’hai chiusa qui. il fatto che io non lo stia facendo (e non lo riesca a fare) dice molte cose. e le dice anche se io non avrei molta voglia di ascoltarle.

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