Monthly Archives: March 2009

Dopo esserti addormentata con qualcuno che ti racconta storie di anatre blu, dormire da sola non è affatto divertente.
Devo necessariamente fare cose, oggi, cose tipo studiare. Poi gradirei di trovarmi un nuovo lavoro. Magari nell’editoria, ecco. Poi potrei prenotare un paio di voli aerei e un paio di treni.
Facile.

(trecentoquattro)

Mi sono svegliata troppo presto, e ora gironzolo per casa un pò spaesata, like a cat around hot porridge, come suggeriva quel modo di dire scandinavo che abbiamo imparato sul volo di ritorno da Stoccolma.
Intanto sta passando sotto la mia finestra il suonatore di fisarmonica, che esegue una nenia zingara mentre il ragazzino che lo accompagna prende al volo le monetine lanciate dalle finestre. Poche, in fondo.
A volte non riesce ad acciuffarle prima che tocchino terra, e queste rotolano fino a ficcarsi sotto le macchine parcheggiate, e il ragazzetto, magro, veloce, si fionda a recuperarle appiattendosi all’asfalto.
E’ una scena buffa e triste insieme, come finire catapultati in una città che non è questa, come essere in un film in bianco e nero.

Ieri sera, ad un concerto, è stata "letta" una canzone che racconta di un padre, che lo racconta in una maniera che mi obbliga a pensare al mio. Ha molte mancanze nei miei confronti, mancanze affettive, di scambio, di insegnamento, di dialogo. Se mi piacesse giocare al gioco delle colpe gliene darei molte, ma sono abbastanza grande per imparare da sola a sentirmi amata.
Questo dannatissimo discorso mi fa sentire male, perciò fine.

Otto

In una certa casa di una certa via di Bologna –una casa la cui cucina è dipinta con un grossolano cielo blu– c’è una gatta femmina che si chiama Otto. Alla gatta Otto piace dormire su cappotti che odorano di buono.
Ecco, non so perchè ma sentivo l’esigenza di annotarlo.

pensieri ottocenteschi

Devo studiare, lo so, ma ogni tanto non resisto e debbo lasciare i miei pensieri fare il loro corso. Così mi capita di mischiare le pagine cognitiviste, con le miei letture serali, e tutte queste insieme con le cose più propriamente mie.
L’accavallarsi indisciplinato tra solenne sobrietà della famiglia Buddenbrook davanti alla rovina, e il ricordo di certe notti che la mattina pareva di aver sognato, produce un buffo, graziosissimo, contrasto.
Certe cose sembrano così meravigliosamente ottocentesche!

Però io, lo so per certo, l’orrendo Signor Grünlich con i favoriti impolverati d’oro non l’avrei mai potuto soffrire, e di certo non l’avrei sposato. Come non struggersi d’amore per il giovane studente dai pensieri liberali? Al diamine la "ditta"!
Non si  vive, forse, per cose come fiori rubati eroicamente da giardini su cui imperversa il controllo di temibili vecchietti, e merendine notturne a fragole e ciliegie…?

you! me! dancing!

Io felice. E però anche viziata, viziata dalla domenica, quindi già clamorosamente in astinenza da un weekend che è passato tra pirouettes, vini rossi dell’osteria, scarpe che fanno male ai piedini, pomeriggi sul prato a guardare la città from above, calzette, e l’immancabile piumone. Ho persino scritto il testo di una canzone a riguardo, una roba tipo friday i’m in love però molto più scema e autoreferenziale;  se il mio chitarrista preferito decidesse di musicarla potremmo diventare ricchissimi, e far diventare ogni giorno della settimana morbido morbido.

E niente, oggi splende il sole, soffia un vento fortissimo, e sembra che sarà bellissimo per un pò.
La giornalista del piano di sopra, una tizia molto incline ad andare in loop, sta ascoltando la stessa canzone per la quindicesima volta, ma non posso e non voglio biasimarla, visto che anche io sono allegra e non riesco a levarmi dalla mente il motivetto di You! Me! Dancing!
La metterei a tutto volume se non fosse che siamo un pochetto all’erta perchè incombe sul condominio la minaccia delle benedizione pasquale, e nel caso suonassero il campanello la cagnetta ha l’ordine severissimo di comportarsi come una moderna Anna Frank nell’appartamento dietro l’armadio, mentre io tratterrò il respiro e sbircerò dallo spioncino la fine del pericolo.
Tutta quella luce là fuori mi fa venire voglia di duecentomila cose, mi fa venire voglia di tempo speso bene, e di rapimenti a scopo di pic-nic