Monthly Archives: April 2009

La vittoria dell'uomo sulla forza di gravità

Bastano tre dita appena a segnare la distanza tra me e il momento in cui stritolerò la mano del mio amato compagno di viaggio, con il cuoricino palpitante per il frullare dei motori, immancabilmente emozionata per lo stupore che sempre mi suscita la vittoria dell’uomo sulla forza di gravità
Intanto fuori si è fatta sera, una sera buia e tempestosa da racconto dell’orrore. Bisognerebbe essere sotto ad un piumone con qualcuno che conosce spaventose storie di strade parigine popolate di personaggi inquietanti, qualcuno che non protesta neppure nel sentirsi appiccicare addosso piedini gelati o, peggio ancora, zampette pelose di cagnetta.
Intanto si fanno meravigliosi pensieri proiettati a dettagli alberghieri che non sono nient’affatto dettagli, e si passa il fine settimana disegnando triangoli scaleni nel nord italia e dormicchiando sul retro di macchine comodissime.
Mica è un mistero che le prime volte dell’anno con la sabbia sotto i piedi sono sempre un’emozione da segnare sul calendario, e poi e poi…

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amandaknox ha la bua

the spring has sent the sound of rain
upon your windowsill.
So grab your coat
and play a song for me

Chissà come sta la piccola amatissima Amandaknox, ricoverata ormai da giorni presso il pronto soccorso delle macchinine fotografiche… chissà se è guarita, chissà se farà in tempo a partire con noi alla volta di ˈlʌndən! Senza di lei come facciamo?
Intanto ci siamo procurati una casa, un bel lettino a Bloomsbury, tra Soho e Camden; io preparo i miei pensieri migliori, e me li cullo, sorridendo con aria di grandiosa superiorità davanti alle banali questioni quotidiane.
Cosa volete che mi interessi di tutte le cinciscaglie burocratiche del palazzone nero, o delle rotture di scatole casalinghe, o di chissà che altro, se oggi è venerdì, domani sabato e dopodomani domenica!; se, fra una manciata di giorni, io ed una lettera maiuscola, decolliamo per un certo posto…

grandissimi giramenti

Di essere trattata come una bambina di anni 4 in taluni determinati casi che poi, guarda un pò, sono SEMPRE e dico SEMPRE a mio sfavore, mi ha veramente rotto il cazzo.
E siccome ne ho circa venti di più, la cosa è alquanto intollerabile.
Non dovrebbe esistere al mondo che uno, alla mia età, sia ancora a casa con i genitori.
Quando mi sento così mi verrebbe voglia di accettare un lavoro qualsiasi in una qualche merdosissima agenzia immobiliare/banca, e scapparmene a gambe levate portandomi via la stanza con il soffitto azzurro.
Tra l’altro, a tal proposito sono sulla buonissima strada: con mio grandissimo orrore, oggi mi è stato detto che sono brava.
Brava? Io? Io non voglio essere brava! Io odio le assicurazioni.

particolari

Sto contemplando da dieci minuti lo spicchio di mondo che si snoda dal mio terrazzo all’infinito, e mi pare meraviglioso e sereno e mio.
E’ merito dei fiori rosa che mia madre ha piantato nei vasi come ogni primavera, ed è merito della sedia a sdraio messa lì per le mie meditazioni notturne, e della girandola colorata, e del cielo incredibilmente azzurro dietro l’albero e i tetti.
E’ come se adesso, nel tardissimo pomeriggio, ogni cosa si mostrasse al suo meglio, in tonalità intense e luccicanti che in certe giornate grigie dubito persino possano esistere.
E non è che ci sia niente di spettacolare, in questo spicchio di mondo che è mio, ma forse è proprio questa sua astrattezza a renderlo speciale. Potrebbe essere l’affaccio su una strada tranquilla di una qualunque città d’europa, e le mie tende gialle e i miei libri potrebbero essere di chiunque altro.
Mi crogiolo in questi colori e nel suono della campana della chiesa che batte le 18 in punto, mi soffermo sopra i particolari, sulle mie scarpette di raso, sulla poltrona bordeaux anni cinquanta, sul manifesto di Vivre sa vie di Godard.
Penso a Daria che uscendo dal palazzone nero mi ha allungato un bacino sulla guancia per ringraziarmi di certi sorrisi d’incoraggiamento…

But London left me the Swedish sin

Los cuchillos que vienen en esta baraja
te permiten jugar con amplitud.
Nunca temas las distancias,
la rueda más ancha es más eficaz.
De lo que tengo miedo
es de tu miedo a que lo veas todo igual
o a que todo te sea indiferente.
Los cobardes mueren antes de tiempo,
los valientes murieron antes de ayer,
a veces pienso en perderte,
también a veces pienso en volver.
Cuidado con el fuego que enciendes,
no te quemes la cara otra vez.
De las cosas que entran por los ojos,
muy pocas de ellas entran de pie…

Lalalala lala lalalala…
Canticchio e sorrido a questo sabato mattina di metà aprile, sorrido all’orchidea che si adopera per mantenersi
in salute nonostante le mie mille dimenticanze, e sorrido poi, a svariati pensieri.
C’è che oggi è il giorno degli aquiloni, e c’è che ci sono due posti su un certo aereo…

Io stanca.
Mangiucchio fragole, provo a rilassarmi, ma mi sembra di essere appena uscita dal palazzone nero e di doverci tornare fra troppo poco tempo. E siccome questa sensazione di essere in una specie di ruota da criceti, in un continuum che va dal lavoro al lavoro, rischia di mettermi terribilmente di malumore, sto consultando con ostinazione, e senza distinzione, tutte le rotte aeree esistenti.