Che bello uscire dal lavoro tirando dei gran sospiri di sollievo, incontrarsi in bicicletta, dividersi una pizza seduti sull’erba dei giardini, con l’ultimo sole che scende e alleggerisce l’aria. Intanto, qualche metro più in là, un buffo cantautore nero intona strofe a metà tra Vasco e il carnevale di Rio, con un pubblico composto unicamente dal suo cane di nome Mami.
Queste sono cose che fanno sentire felici.
Come gli spriz a un euro, i centrifugati al kiwi e ananas, i baci, i vestiti bianchi, addormentarsi nel migliore dei modi possibili.
In mezzo a tutto ciò, scrivo i miei articoletti su commissione ma rigorosamente ignorando la consegna, come quando alle elementari la maestra dava come titolo del tema "Cosa voglio fare da grande" e uno finiva a raccontare tutt’altro.
C’è chi si laurea, poi, e quasi ti commuovi a ritrovarti tra le righe dei ringraziamenti della tesi, con il significativo nome di "ciambellina".
E poi, concerti in vista, esami da dare, chitarre bellissime in viaggio dal Regno Unito verso Bologna, tante cose…

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