Monthly Archives: August 2009

ConigliettoExpress


Un pò di febbre, il nasino che gocciola, e fuori dalla finestra agosto che finisce nel suo splendore di sole e aria appena appena più fresca.
Ma la malattia che arriva di lunedì è simpatica, e mi da il tempo di fare tante cose, di scrivere i miei stupidi articoletti, di sbaciucchiare Polpetta, di leggere il giornale, di riposarmi.
Di ripensare, anche, a quanto sia stata bene in queste ultime giornata in cui abbiamo giocato a fare i bambini, tra pedalò, feste medievali, e urla micidiali sulle montagne russe di mirabilandia.
Volevo dire ad una certa persona che non importa se non mi ha portata sul ConigliettoExpress, sono stata così felice…

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2009Vorrei riuscire ad annotare tutto, per bene, in rigoroso ordine sparso. Ma non si può, je le sais.
Sono condensate troppe cose in questi giorni, e ci sono troppi chilometri a separare Bologna da Danzica, per riportare tutto qui.
Ci siamo accorti tardi, ed è buffo, che tutto questo intero viaggio era in realtà una scientifica attraversata d’Europa, dal Mediterraneo al Mar Baltico: si vede guardandolo d’insieme, con le linee tracciate su una mappa.
In mezzo ci sono state le frontiere slovene, croate, ungheresi, e talmente tanti controlli di passaporto da farti sentire in piena guerra fredda.
Mi chiedo se il tenerissimo ragazzo tunisino portato giù dal treno in piena notte dalla policija croata, sia mai riuscito ad arrivare allo Sziget Festival come voleva. Noi, a Budapest, non l’abbiamo più incontrato.
Lo abbiamo pensato spesso, però, gironzolando con la bicicletta sotto il sole di una città bella da far ammattire, combinata in modo da sembrare una via di mezzo tra Praga e Istanbul e persino Riga.
Quanto era bello stare appiccicati nell’acqua caldissima delle terme di Széchenyi… e ricordarle, poi, nella pioggerellina di Cracovia, davanti ad un gulash incredibile, preparato dalle manine sante della Nonna Lampone?
Ripartirei adesso, riprenderei ancora la macchina per farsi in due giorni i mille chilometri di Breslavia-Danzica e ritorno, e attraversare di nuovo tutta la Polonia dal fondo alla cima, in mezzo a boschi di cervi e cicogne, e lanciare gridolini di gioia ad ogni avvistamento…
E arrivare sul Baltico di sera, stanchissimi e orgogliosi, trovare una stanza nella bellissima casa dell’amante di Copernico, affacciarsi alla finestra e commuoversi per la bellezza struggente di Ulica Mariacka, per il suono dei violini che si spande, per l’odore di cannella, le lucine bianche dei caffè. Tu.
La definizione di felicità.

Ci si stende finalmente al sole, sulla sabbia, ci si riempie di tacos e spritz fino a dire le preghierine, si conosce la mamma del re dei dancefloors, si dorme bene sognando pecorelle (tu), ci si sveglia felici sentendo farneticare di pecorelle (io). Colazioni con il giornale a metà. Bologna-Ravenna-Rimini-Bologna.
Si prenotano treni che ci faranno svegliare a Budapest, e aerei di ritorno che partono dalla Polonia.
In mezzo, tra l’Ungheria e Wroclaw, chissà quante cose.
Treni che attraversano i Carpazi, voglia di arrivare a Danzica, baci, amore, e agendine da riempire.