Monthly Archives: September 2009

convalescenza bucolica

Vado avanti e indietro dalla camera al terrazzo, faccio vagare il mio sguardo tra l’orchidea e il parco dell’asilo, tra il parco dell’asilo e l’orchidea, e da capo. Non mi annoio nemmeno.
Comincio sul serio a godermi questa nullafacenza casalinga, prima mi sono persino messa al sole a leggere il giornale e mi sentivo proprio bene, e mangiucchiavo l’uvafragola e intanto salvavo la vita a una bestiolina nera e bruttissima che si era ribaltata nel vaso dei fiori.
Insieme al nonno, oggi, ho anche dato sepoltura ad un meraviglioso passerotto blu e giallo che ha deciso di morire schiantandosi su una finestra, e mentre lui scavava una piccola buca tra i fiori, ed io tenevo il passerotto in osservazione scrupolosa, mi sono sentita piccola e felice come quando c’erano le vacanze estive e io passavo un sacco di tempo in quella casa seguendo il nonno nelle sue attività di giardinaggio faidatè.
Una volta mi ha persino insegnato a innestare un melo, e queste sono cose serie.

Dovrei chiamare al lavoro e fare finta di interessarmi un pò, fare finta di guarire, ma non ne ho mezza.
Ho voglia solo di guardare i cartoni animati di Totoro, e i film in bianco e nero, e di uscire a fare l’aperitivo nei posti alternativi dove comunque non posso bere alcolici perchè prendo l’antibiotico ma fa lo stesso.

Moira Orfei e l'esorcismo di LicioGelli.

Oggi guardavo le foto prese con la webcam del Mac, e nella loro semplicità c’è dentro un mondo. E non parlo solo di stupidi tagli di capelli, espressioni sceme, o cambi di stile. Ci sono, a frammenti sparsi, quasi due anni di vita, e si intravedono, in qua e in là, cose che mi fanno ricordare giornate intere.
E così le ho messe al sicuro, salvate in mezzo alle altre fotografie più nobili, e ci sono anche quelle di oggi, quando ci facevamo le boccacce nella mia cameretta da convalescente.
Ed è stranissimo quanto mi siano apparse luminose e felici queste giornate da malata, intenta a cercare i mille modi per riempire le ore fino alle sue visite.
E quella pizza, e le mie lacrimucce che sono sicuramente colpa degli antibiotici, e farsi mettere le garzine sulle ferite, e zoppicare per correre ad aprire la porta, e dormicchiare, ovviamente, e uscire per la prima volta camminando piano e male, le sigarette alla lavanda, rapire Moira Orfei per l’esorcismo di quello stronzetto di LicioGelli.
TU hai rapito per me Moira Orfei, cavolo.
Sono stati giorni bellissimi, e io sono felice.

Sono uscita sono uscita sono uscita!
E abbiamo cenato nel cortile della nostra osteria di campagna preferita, e ho persino poggiato il culetto sui gradini di Santo Stefano…sempre pianin pianino, s’intende, ma è sembrato un sabato sera proprio normale, ed io ero così felice.
Grazie Dott. A. per la sua pazienza e le sue amorevoli cure!

Mi muovo pianin pianino per casa, ottimizzando gli spostamenti e badando a riunire in una sola volta le cose che normalmente farei in dieci.
E’ anche un pò comica, come scena, vedermi muovere così goffamente, con il braccio destro impedito dai punti dati sul gomito, una gamba tutta sgraffignata, il ginocchio gonfio e scemo.
Però mica mi posso lamentare, sono tutta intera, nessun pezzettino rotto, e ho un personalissimo e fighissimo dottore che viene a visitarmi tutti i giorni e somiglia un sacco a quell’altro, quello che viene per il cineforum improvvisato in camera mia, di sera.
L’unica cosa triste: niente Slovenia, niente serata Tortellini, niente rotoloni insieme sul prato verde in questa fine di settembre piena di sole…
L’importante, comunque, è che nessuno mi getti mai più amuchina sulle ferite, e che qualcun’altro continui a baciarmi molto.

resoconto naïf

L’ultima serata di Marina finisce un’ora dopo, ballando le canzoni che amiamo e sbirciando di tanto in tanto le stelle lassù.
Io ho il vestitino londinese a quadretti azzurri e neri, sono felice, F.M. mette gli Shout out Louds, e allora è tutto perfetto.  Pensare che la prossima volta sarà quasi estate di nuovo sembra un sacco di tempo e sembra ci sia in mezzo una vita. Forse è un pò vero, e mi mancheranno tutti, compresa la barista con le collane di Super Mario Bros, e tutti quegli aspiranti cubisti che non saprebbero ballare i new order nemmeno se ci provassero millemila anni.
Poi al casello di Bologna San Lazzaro mi sveglio e tu sostieni di non aver guidato, ma come direbbe il perfido Padre Livio, la madonna mi ha detto di aver guidato lei.
E se qualcuno pensasse che sto scrivendo male non ci provi neppure, perchè io non sto scrivendo male, io sto scrivendo naïf.
Che belle queste giornate, svegliarsi insieme e cucinare torte al cioccolato facendoci sopra indimenticabili disegni pornogay con lo zucchero a velo; pranzare in dieci in un microcortile con strampalate lasagne tedesche alla zucca, dormicchiare appiccicati.
In questa stanza c’è qualcuno che ha un biglietto del treno per Amsterdam, e non è Polpetta.

das Reisefieber

Con un grandioso coup de théâtre sembra arrivato l’autunno, e vuoi che proprio adesso io mi metta a pensare a come in primavera si stesse bene nel sole tiepido di Londra, nei prati verdi, facendo amicizia con gli scoiattoli?
Però, stanotte, leggendo Rumiz, ho finalmente scoperto che ha un nome, quella voce che ci trascina sempre Altrove, quell’ansia che ci fa consultare cartine geografiche e rende quasi indecente l’idea di rinunciare a qualcosa per qualcos’altro, quel bisogno di viaggio, di macinare chilometri in qua e in là per mettere piede ovunque, e vedere tutto. Das Reisefieber, la febbre del viaggio.
Sono un pò malata, perciò, perchè ho così voglia di partire, di vedere scorrere dal treno la campagna bagnata, e scendere dovunque, con gli stivaletti da pioggia, e in testa la mia nuovissima cuffietta di lana.
E così, nella wishlist di questo settembre, che da sempre è il vero inizio dell’anno, c’è un cappottino rosso, sì, e una bicicletta dipinta come un quadro di Mondrian, e tante altre cose.