resoconto naïf

L’ultima serata di Marina finisce un’ora dopo, ballando le canzoni che amiamo e sbirciando di tanto in tanto le stelle lassù.
Io ho il vestitino londinese a quadretti azzurri e neri, sono felice, F.M. mette gli Shout out Louds, e allora è tutto perfetto.  Pensare che la prossima volta sarà quasi estate di nuovo sembra un sacco di tempo e sembra ci sia in mezzo una vita. Forse è un pò vero, e mi mancheranno tutti, compresa la barista con le collane di Super Mario Bros, e tutti quegli aspiranti cubisti che non saprebbero ballare i new order nemmeno se ci provassero millemila anni.
Poi al casello di Bologna San Lazzaro mi sveglio e tu sostieni di non aver guidato, ma come direbbe il perfido Padre Livio, la madonna mi ha detto di aver guidato lei.
E se qualcuno pensasse che sto scrivendo male non ci provi neppure, perchè io non sto scrivendo male, io sto scrivendo naïf.
Che belle queste giornate, svegliarsi insieme e cucinare torte al cioccolato facendoci sopra indimenticabili disegni pornogay con lo zucchero a velo; pranzare in dieci in un microcortile con strampalate lasagne tedesche alla zucca, dormicchiare appiccicati.
In questa stanza c’è qualcuno che ha un biglietto del treno per Amsterdam, e non è Polpetta.

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