convalescenza bucolica

Vado avanti e indietro dalla camera al terrazzo, faccio vagare il mio sguardo tra l’orchidea e il parco dell’asilo, tra il parco dell’asilo e l’orchidea, e da capo. Non mi annoio nemmeno.
Comincio sul serio a godermi questa nullafacenza casalinga, prima mi sono persino messa al sole a leggere il giornale e mi sentivo proprio bene, e mangiucchiavo l’uvafragola e intanto salvavo la vita a una bestiolina nera e bruttissima che si era ribaltata nel vaso dei fiori.
Insieme al nonno, oggi, ho anche dato sepoltura ad un meraviglioso passerotto blu e giallo che ha deciso di morire schiantandosi su una finestra, e mentre lui scavava una piccola buca tra i fiori, ed io tenevo il passerotto in osservazione scrupolosa, mi sono sentita piccola e felice come quando c’erano le vacanze estive e io passavo un sacco di tempo in quella casa seguendo il nonno nelle sue attività di giardinaggio faidatè.
Una volta mi ha persino insegnato a innestare un melo, e queste sono cose serie.

Dovrei chiamare al lavoro e fare finta di interessarmi un pò, fare finta di guarire, ma non ne ho mezza.
Ho voglia solo di guardare i cartoni animati di Totoro, e i film in bianco e nero, e di uscire a fare l’aperitivo nei posti alternativi dove comunque non posso bere alcolici perchè prendo l’antibiotico ma fa lo stesso.

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