muniti dei conforti religiosi

E’ metà ottobre, autunno, punto e a capo.
Una manciata di conchiglie tintinnanti e fotografie in cui imperversa l’azzurro: rigiro questo, tra le dita, ed è come tenere stretta un’intera bellissima giornata, e voglio dire proprio tutta quanta.
Sotto quel cielo gelido e limpido, e sotto a quei due piumoni, io sono stata felice nel modo più puro possibile, e ancora adesso, a casa di sabato sera con il male al pancino, è come se non potessi davvero desiderare altro.
Ne ridevamo, prima, di questo periodo di malattie felici, di questa sensazione di ricchezza assoluta anche di fronte ai piccoli o medi contrattempi quotidiani.
Cosa si può desiderare, dico, più di due ombre proiettate sulla sabbia umida?
Più di una tasca piena di conchiglie? Più di lettone in cui stare in tre tutti appiccicati?
Più di una giornata così?

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