Cade giù, su sfondo grigio-ghiaccio, un pò di quella pioggia autunnale che fa venire voglia di cioccolate con panna e negozietti di design in cui perdersi.
Le mie orchidee, però, immerse nel tepore di casa credono sia di nuovo primavera; gettano su nuovi germogli ed io invidio il modo semplice in cui si fanno ingannare.
Mentre scrivo qui, mi premuro di gettare di tanto in tanto un’occhiata severa a Polpetta, impegnata a fare la guardia ad una rondella di liquirizia che deve aver scovato non si sa come nella mia borsa.
La bestiaccia questa mattina aveva freddo e nonostante il ridicolo maglioncino di lana che le ho infilato addosso pareva non avere alcuna intenzione di uscire a fare la pipì sotto le intemperie.
Io, invece, è come se fossi nel mio ecosistema, con la cuffietta di lana e gli stivaletti di gomma, con la sensazione, soprattutto, che ci aspettino cose.
E’ un autunno tremendamente dolce, anche se freddissimo. Ieri ho perso uno dei miei amati guanti svedesi, ero un pò triste e tu mi hai disegnato la storia del mio guantino, scappato in giro per il mondo con una guantina spaiata come lui. Sorrisi enormi.
Me ne sto qui, tranquilla, scorrendo fotografie di case olandesi con il caminetto, e pensando a quanto desidero che sia presto. A quanto voglio che su Amsterdam cada la neve, e sia abbastanza freddo da dover dormire uno dentro l’altro.

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