Monthly Archives: November 2009

Io e la P. non abbiamo voglia di uscire stamattina.
Ci lanciamo occhiate malcelate tra il letto e la sedia girevole, immobili, per vedere fino a che punto lei può trattenere la pipi’ ed io ritardare la colazione.
L’orchidea ha i boccioli, in camera regna un delicato caos, ed io ho capito che dobbiamo andare a vivere da sole (io, l’orchidea, e la cagnetta) perchè qui non ci abbiamo più i nostri spazi.
Ieri, mentre ce ne stavamo acciambellati sulle poltrone di un bel caffè di Rimini, ho individuato sul giornale la casa perfetta per me: piccola centralissima mansarda soppalcata, con studio verandato. Noialtre tre là dentro ci staremmo a meraviglia, io lo so! Ma che noia i soldi… Magari smettendo di comprare vestitini potrei pagare un mutuo? Magari dovrei trovare un inquilino che paghi mille mila euro di affitto? E se l’inquilino diventasse più disturbante di mio padre? E se nessuno mi facesse un mutuo? E se decidessi di licenziarmi? E se volessi per esempio lavorare come insegnante di italiano a Londra o aprire un negozietto di cazzate a Stoccolma?
Fuori imperversano i toni del grigio, tira una strana aria calda da terremoto, e da dovunque arriva l’odore delle foglie secche.
Noi abbiamo progetti scandinavi, e la faccetta sempre rivolta agli aerei che volano in alto tra New York e Mosca;
e se penso al risveglio di ieri, a te che mi sbaciucchi e mi racconti i tuoi sogni di papacidi, sorrido persino a questo lunedì, ai miei complicati progetti di vita indipendente, al palazzone nero, a Polpetta che adesso abbaia e se la fa addosso.

brainstorming

Guardando le foto di ieri, tra viaggi in macchina da ricordare, mici abbracciati a conigli, vin brulè bollente, e cielo terso, faccio pensieri felici.
Una mattina, ad Amsterdam, ci siamo svegliati presto e tu mi hai lavato i capelli…


soundtrack: Letting Up Despite Great Faults – The Colors aren’t you or me

Giacchè credo alle fiabe, non avrei dovuto sorprendermi.
Tra i consigli new age di Sara ("Smetti di cercarla, o non la troverai mai!"), e le mie filosofie, alla fine è arrivata una chiamata con prefisso olandese.
La voce di un signore che immagino alto e con i baffi, ha chiesto di me pronunciando il mio nome in maniera così buffa che quasi non lo riconoscevo.
Ho sospirato "Speaking…" e avevo già capito.
Solo nelle fiabe un signore alto con i baffi ti telefona dall’olanda per dirti che ha trovato la tua Moleskine, e tu gli dici che eri tanto triste di averla persa, e lui dice che capisce perchè i diari sono una cosa importante.
Magari ha sbirciato un pò tra le pagine e anche se non ha capito niente ha capito che era una questione seria, una questione di una certa importanza.
Quell’agendina nera così piena di Noi, è adesso in giro per l’Europa.
Io dico che se succedono cose così belle, allora non c’è da preoccuparsi.


Ciao ciao agendina

Durante il viaggio di ritorno dall’Olanda ho perso la mia moleskine nera fitta fitta di parole.
L’avevo inaugurata un giorno speciale, e c’erano dentro tante cose meravigliose, fiabe vere, speranze.
C’era anche qualche momento in cui sono stata giù di morale, e poi i viaggi, gli entusiasmi, e qualche frase banalotta che dopo aver scritto volevo strappare perchè mi pareva rovinasse l’insieme.
Dopo avere chiesto agli Uffici oggetti smarriti di mezza Europa, e aver ricevuto solo cortesi risposte negative, inizio un pochino a rassegnarmi.
Sicchè, l’ho persa.
Adesso sento tutto così vicino che se volessi potrei forse riscrivere ogni cosa da capo, come Bulgakov.

Non importa se l’ho persa, è tutto qui dentro, e se ci sei non ho bisogno di ricordare.
Non voglio essere mai così triste da avere bisogno di quelle pagine per credere che sia tutto successo veramente, perchè è proprio successo davvero, e succede ancora, e non serve altro. Quindi ciao ciao agendina e se non torni fa lo stesso.

Elf november is de dag
dat mijn lichtje, dat mijn lichtje
Elf november is de dag
dat mijn lichtje branden mag

miss you already

Bologna, ti chiedo scusa.
Prima di partire ero un pò nervosetta, magari avevo persino la suina, mi ero arrabbiata e per un paio di giorni mi sei stata proprio sul cazzo, ma ti voglio bene, sei una città graziosa, e non è colpa tua se non hai un bar decente, e se la gente è brutta, e se quei quattro canali che avevi te li hanno sotterrati.
Facciamo così: tu mi perdoni se sono stata ingrata, e io ti perdono se sei fatta male.
Mi pare un buon accordo e fossi in te lo accetterei.
Ma se soltanto le giornate olandesi non fossero volate a quella maniera!
I giorni sono passati assurdamente veloci, come se uno stramaledettissimo gnomo tenesse il suo dannato gnomo-dito premuto sul pulsante fast forward, ed io non potessi farci nulla.
Dipende dalla felicità, immagino, dalla voglia di non tornare che avvicina il ritorno, e credo anche da certi sonnellini di sedici ore, sì.
Incontrarsi alla stazione di Amsterdam, trovarti mentre fumi una sigaretta e tieni in mano tanti tulipani bianchi.
Abitare una casa di legno di un tale di nome Hans, cucinare la pizza e fare suonare l’allarme, svegliarsi alienatissimi e sorprendersi di dove ci si trova, del bel soffitto a travi bianche, del lettone con il piumone blu, di essere insieme.
E poi girare sempre in bicicletta e amare la nebbia densa della sera, le foglie gialle nell’acqua, i caffè meravigliosi, i mulini a vento, il micio di Latei…

Pioviggina, in un battito di ciglia l’albero di fronte alla mia finestra ha perso buona parte delle sue belle foglie color giallo e ruggine. Si preannunciano giorni identici a questo, umidicci e freddi, e credo non ci saranno più, per un pò, domeniche autunnali luccicanti di sole come quella appena passata
Tutto, tranne le mie orchidee, sembra starsi chiudendo in un cantuccio caldo.
Io stessa, se non fosse per quel biglietto ferroviario, mi nasconderei sotto al piumone fino a marzo.