Monthly Archives: August 2010

Sticazzi le nostre fotografie.
Mentre le guardavamo per la prima volta, seduti sul gradino di pietra appena fuori dal negozio, non smettevamo di fare "ooohhh" e io quasi quasi mi commuovevo!
Che soddisfazione portare fino in Bosnia queste macchinette che hanno il doppio dei nostri anni, e che chissà quante ne hanno viste… E tornare con questi scatti così belli e dolci, anche se mica perfetti.
In un mondo pieno di sedicenti fotografi, uno peggio dell’altro, che bello imparare a fotografare sul serio, lentamente, sbagliando, per puro piacere; mentre agosto, nel frattempo, finisce.

E’ venerdì mattina: attendo invano l’arrivo di mutandine a fiorellini comprare in Inghilterra, mentre al loro posto pervengono lettere dell’INPS dove si parla della mia posizione contibrutiva, e del mio fascicolo previdenziale. Che curiosa discrasia!
Ma fa lo stesso perchè il venerdì è un giorno sentimentale, il giorno prima di sabato, il giorno prima che ci vengano restituiti i nostri cinque rullini a colori sparsi per i laboratori fotografici di tutta italia, il giorno prima che riapra la nostra osteria di campagna che fa le tagliatelle verdi, il giorno prima del giorno in cui stiamo sempre insieme!
Tornati in questa Bologna che si ripopola lentissimamente, ricominciamo a lavorare nostro malgrado, e prendiamo piccoli contatti con il mondo esterno ascoltando racconti di viaggio e raccontando un po’ del nostro strano vagabondaggio per il mediterraneo.
Ne riguardo le fotografie e mi sento felice.
Ripenso a quando, dalla barca, saltavo in mare tappandomi il naso con la mano, neanche avessi quattro anni; brividi, senso di libertà, acqua celeste e salatissima.
Ma noi sappiamo goderci anche l’autunno, e persino l’inverno. C’è sempre qualche posto da vedere, qualche cuffietta di lana da comprare, qualche caffè in cui rintanarsi dalla neve.
E che dire delle foglie arancioni lungo i canali di Amsterdam? E l’oblò appannato della barca sul lago Malaren?
L’estate finisce, e finirà ufficialmente il giorno del mio compleanno, ma dopo ci sarà tutto questo, e quindi non m’importa.
Non ho mai visto Londra sotto la pioggia, l’autunno di Parigi, il Bosforo al tramonto, le pasticcerie portoghesi, l’estate argentina, Lubjana, Madrid, il Marocco.
Comperò gli stivaletti di gomma, cascasse il mondo, troverò un cappotto rosso, e imparerò a fare la maglia apposta per te.

Bologna-Ancona-Patrasso-Killyni-Zakynthos-Kyllini-Patrasso-Igoumenitsa-
Kerkyra-Igoumenitsa-Bari-Dubrovnik-Mostar-Sarajevo-Spalato-Ancona-Bologna.

Potrebbero volerci migliaia di righe per annotare anche solo una minuscola parte di tutto questo viaggio
 splendido e lungo.
Impossibile, invece, comprendere in un solo racconto tutto quanto va dalla pace quieta di due persone
che fanno il morto sulla superficie caldissima del mare greco, al suo opposto: la soddisfazione stanca,
sudata e lercia di arrivare in Bosnia nonostante i traghetti mancanti, i treni a vapore, i bus notturni, eccetera.
In mezzo, il mondo intero, o qualcosa di molto simile.

L’avevamo desiderato e pensato come un viaggio di contrasti, un mix di cose diversissime che però
sentivamo di poter amare con la stessa intensità; non immaginavo quanto tutto questo si sarebbe poi
mescolato nella mia testa, per diventare una sola unica cosa, un’unica umanità che contiene il micino nero
e magrissimo di Corfù, i segni indelebili della guerra sui muri di Sarajevo, il venditore di cartoline della
stazione di Mostar, la Lula, l’odore umido dei panni stesi tra una casa e l’altra, i banchetti del miele,
le tartarughe, la ragazza canadese, gli zingarelli scalzi, il nonnetto bosniaco, il mare più bello mai visto,
la stanchezza, il caldo, le risate.
Un bestiario meraviglioso e struggente, talvolta buffissimo, talvolta anche doloroso, commovente, eterno.
E’ stato un viaggio incredibile, e noi siamo stati bravi.
Guardo le fotografie, ritrovo Grecia, Croazia e Bosnia; ma per me, nonostante le differenze, questi nomi
non significano più molto. Esiste un tutt’uno, esiste il nostro viaggio, ed esistono tutte quelle persone
che abbiamo incontrato, che abbiamo trovato amabili o detestato, con cui abbiamo condiviso
i cinque minuti di qualcosa o le lunghe ore di una traversata passaggio ponte.
Sola nella semplicità di casa, mi sento stranissima. Per tanti giorni siamo stati in due, a dividerci angoli
di paradiso e difficoltà, e adesso mi manchi, mi manca il mio compagno di viaggio, le nostre cose, i baci.

[ La prima notte a Sarajevo il canto pesante e trascinato dei muezzin mi ha svegliata di colpo.
Mi sono tirata su, piena di suggestione, ho sbirciato con un velo d’ansia la finestra sul tetto,
spalancata sul nero punteggiato di stelle, e ho ascoltato quell’incrocio di canto e preghiera
provenire fortissimo da tutte le moschee della città.
Era la Bosnia, ma poteva essere qualsiasi posto del mondo: Istanbul, Damasco, Amman.
Mi sono raggomitolata vicino a te che mi batteva ancora forte il cuore. ]