Monthly Archives: September 2010

forza centripeta e centrifuga

Io ho bisogno della città. Ho bisogno della gente che cammina e talvolta si urta, ho bisogno di potermi sedere in piazza e perdermi a osservare tuttoquanto muoversi.
Mi piace trovare in fretta un buon caffè, un buon libro, gironzolare e scoprire che ha aperto un nuovo locale; entrare, e trovarlo pieno di studentesse inglesi con i vestitini. Fare incontri bellissimi lungo la strada dal lavoro a casa.
Sono mossa da forza centripeta, e vorrei vivere al centro dell’universo, dove tutto converge, e dove tutto succede.
Ma a dispetto di come io ho bisogno di vivere, delle mie necessità, dentro di me provo tutta l’ammirazione del mondo per la vita bucolica, per la terra che dà i frutti, per quel tipo di esistenza difficile e semplice insieme che si può condurre su una collina.
Ieri, gironzolando intorno alla bella e vecchia casa dove andranno ad abitare alcuni amici, pensavo a quanto fosse affascinante, e dolce, vivere su un pezzo di terra (senza fondamenta, sì!), vedere le foglie diventare gialle, cadere, spuntare come germogli verdi, e poi farsi folte.
Non fa per me, ma è ugualmente meraviglioso.
E’ come essere dentro un libro di Pavese, come ricominciare da capo lasciandosi alle spalle un sacco di cose e fare finta di nascere di nuovo.
Piccolo mondo affascinante, la collina, con il suo cielo screziato, le mele che non somigliano affatto a quelle del supermercato, il caminetto, l’eco dentro al pozzo, la terra rossa e grassa, i calabroni nel tronco, il fienile con il tetto pericoloso, i rami che disegnano ombre e luci…

while you get younger and younger

http://www.youtube-nocookie.com/v/P3FzxSrFfDY?fs=1&hl=it_IT&rel=0&color1=0xcc2550&color2=0xe87a9f
Domenica mattina, quando comincia così, è il giorno dei giorni.
Con te che ti alzi, dal mio letto ad una piazzaemezza, e corri in pigiamino a prendere una vecchia macchina fotografica per immortale con tutti gli onori la mia faccia assonnata da rospetto.
Intanto, l’albero di fronte alla mia terrazza, quello che impedisce agli studenti della scuola di vedermi gironzolare mezza nuda per casa, ha iniziato a ingiallire e a perdere le foglie. E’ tempo di canzoni svedesi.
Mia madre ha giustiziato i fiori sul balcone, e Polpetta ha preso il vizio di mangiarsi una carota prima di andare a letto.
Io, personalmente, sono vittima di varie nostalgie da viaggio, roba che Proust è un principiante.
Ho riaperto, dopo mesi, un barattolo di frutti di bosco secchi comprati da qualche parte nel nord Europa, e ne è uscito un profumo di sottobosco talmente intenso da dare le vertigini. Mettendoli a mollo nell’acqua bollente si può fare una tisana rosso cupo, saporitissima e aspra, da filtrare poi in un colino.
Ho letto tutto il romanzo di Rumiz, e ho iniziato Il ponte sulla Drina, di Ivo Andrić; ho manie bosniache, e pagherei qualsiasi cifra per un bosanska kafa come si deve, magari bevuto nel nostro caravanserraglio, tra tappeti e vestiti celesti.
Stipo la mappa di Stoccolma, di posti che abbiamo amato, e posti che sono sicura ameremmo, e in generale sopporto i soprusi del quotidiano con l’ostinazione di chi sa che tanto poi partiamo.
Se dovessi esprimere un desiderio, uno solo al mondo, vorrei che noi due potessimo vivere sempre a zonzo, facendo un qualsiasi lavoro fattibile da una casetta di Eivissa.
Poi torneremmo, di tanto in tanto, per le nostre tagliatelle verdi, un riposino su Aneboda, un aperitivo nel ghetto, una birra in San Francesco, i baci in Santo Stefano.
Torneremmo, di tanto in tanto, per una mattina come questa.

Sarajevska pivara

Tempeste di pioggia e grandine stile monsoni, cielo variabile, freddino: è già autunno, un autunno anticipato che io e Polpetta accogliamo con tutti gli onori, saltellando con le ballerine di velluto blu tra le foglie appena cadute e le cacchine abilmente nascoste nell’erba.
Ieri notte mi sono addormentata tardi, dopo 45 pagine del libro che mi hai regalato per il mio compleanno.
E’ bellissimo e c’è dentro la nostra Sarajevo: la collina dietro la città, la fabbrica della birra Sarajevska, il tramvai, i ristorantini lungo la Miljacka, l’Holiday Inn, Gavril Princip e Francesco Ferdinando.
C’è la guerra, l’amore, l’assedio, la vita, c’è la scrittura magica di Rumiz, e le tue paroline dolci annotate a penna nera.
Ricordi bosniaci che salgono agli occhi, mentre il cuore mi si inumidisce.

Festeggiamo il tuo non-compleanno con un volo per Stoccolma da consumarsi all’arrivo dell’inverno, quando si beve volentieri il vin brulè, e la notte ci si stringe sotto al piumone…
Una meraviglia, sì. Ma che bello anche solo incontrarti dopo il lavoro, prenderci una birra in Piazza San Francesco, farti gli occhioni, raccontarci piccole cose?

26-10=16

http://www.youtube-nocookie.com/v/XZCZRTcY3uA?fs=1&hl=it_IT&rel=0&color1=0x006699&color2=0x54abd6

Nella mattina del mio compleanno mi sveglio lentamente, do forfait al lavoro, e brindo ai miei sedici anni con una moka intera di caffé. Santé!
Sedici anni, s’intende, grazie a te e al nostro magnifico lavoro di regressione, altrimenti sarebbero molti di più.
Dalla terrazza sbircio fuori e c’è il sole, l’aria è fresca, e ogni cosa è al suo posto: il mio cuore, la mia famiglia, Polpetta, le orchidee, la felicità.
So che non tutto resterà così sempre, lo so perchè non sono una sciocca, ma voglio ricordare che l’oggi è un inno alla serenità, alla fiducia nella bellezza delle cose; l’oggi è addormentarci guancia a guancia mentre aspettiamo la mezzanotte, svegliarmi con le parole affettuose di Elena e Francesca, andare a pranzo dai nonni e bere un bicchiere di vino con loro, sapere che stasera ci sei tu.
L’oggi è una meraviglia di pace ed entusiasmi, ed io me lo ricorderò sempre.