Monthly Archives: June 2011

summer dreaming

E' estate da tre giorni; la piccola P. dorme stesa sul pavimento in cerca di fresco, ronfa, russa, borbotta. Secondo me sogna un mondo migliore in cui i cagnetti sono dei veri gentlemen e le chiedono il permesso prima di annusarle la passerina, o al massimo sogna un mondo dove ci sono ravanelli rossi e gustosi a tutti gli angoli delle strade.

Io, in questo inizio di tutto, scrivo una marea di articoli sottopagati di cui vado ingiustamente fiera, poi mi trascino al lavoro con malcontento, sbuffo tutto il giorno, drammatizzo, mi addormento fissando il computer. Penso tutto il tempo al momento in cui le lancette si allineeranno sulle 19 esatte ed io potrò fuggire di corsa, lanciata verso la macchinetta timbratrice del cartellino come nel peggiore film fantozziano. Che vergogna.

Penso davvero che sia un gran sopruso lavorare a questo modo, con fastidio e disinteresse, buona parte della giornata, per poi dover concentrare in una manciata di ore, una o massimo due, le cose migliori della nostra vita.

Io in genere non invidio nessuno, dico davvero. Non invidio le persone ricchissime, quelle belle da far spavento, e neppure quelle super talentuose. Queste ultime le ammiro, le stimo, ma giuro che non le invidio, perchè tutto sommato penso che essere bravi sia un merito, anche quando pare proprio una botta di culo regalata alla nascita.

Ma c'è una categoria di persone di cui ho una fottuta invidia, e sono quelli che possono permettersi di fare il lavoro che amano, quelli che nella propria occupazione si realizzano sul serio, felicemente, e possono vivere facendo un qualcosa che provano piacere a fare.

Non so, tipo i liutai, gli agricoltori soddisfatti, i fotografi, i musicisti, i giornalisti seri, gli scrittori, i medici con la vocazione. Invidio persino i preti, se proprio nella vita ci avevano sta vogliona di fare i preti.

Perchè non posso fare la fotografa, la redattrice di guide di viaggio, o la coltivatrice di orchidee, o la disegnatrice di libri per bambini? Tutto il resto va alla grande, datemi solo da fare una di queste cose, ed io non mi lamenterò maaaaai più in tutta la mia vita.

sic itur ad astra

Al ritorno dal Portogallo, pochi giorni fa, avevo scritto uno di quei miei post amabilissimi pieni zeppi di ricordi di viaggio, un post super bellissimo che ovviamente si è cancellato premendo un tasto a caso della tastiera maledetta. Ma importa poi poco, perchè posso riscriverlo centomila volte, posso scriverlo persino più bello, se voglio, perchè del Portogallo ricordo ogni singola meravigliosa cosa, e posso affermare con assoluta certezza di amarlo, di amarlo follemente.

Siamo stati terribilmente felici, felici di cose concrete come dividere un mojito da 4 euro e cinquanta al mezzo litro, o come farsi investire dall'aria fresca e secca quando ti affacci da un miradouro per sbirciare la distesa di tetti che arriva fino al Tago. Ma siamo stati felici anche di cose più impalpabili, come la gioia e la semplicità di una festa di quartiere all'Alfama, tra i muri bianchi di calce riempiti di festoni, o dello sguardo furtivo di due bambini che salgono le mille scale di ritorno da scuola, un pomeriggio di sole bollente, a Lisbona.

Mi sono innamorata della bellezza accecante della città che Pessoa tanto amava e che tanto -forse- lo faceva sudare; mi sono innamorata della malinconia di Porto, dei tram di legno, dei treni superveloci, delle cicogne ovunque nella campagna, delle limonate fresche bevute la sera davanti ad un concertino di musica elettronica. Ho amato le nostre camere di ostello belle da far morire, affacciate su piazze spettacolari, galli rompicoglioni, balconi di ferro, sit in di protesta. E' stato un viaggio splendido.


Mi sono innamorata di Lisbona, del Portogallo intero, e -per l'ennesima volta- di te.

 

Come se non fosse sufficiente, tra pronunciamenti della Corte, elezioni, referendum, e quant'altro, questi sono giorni di grandiose soddisfazioni porche, porchissime, che mi fanno pensare che finalmente vada di moda sputare merda su Berlusconi, il che è sempre meglio di quando andava di moda non vergognarsi di votarlo. E se il principio ispiratore di questo delizioso lancio di cacca galattica non è "alto" ma bensì "basso", basta pensare a quanto sottoterra siamo arrivati in questi fottuti mille anni di italia1 per capire che comunque stiamo per lo meno salendo, e non è poco. Sic itur ad astra.