sic itur ad astra

Al ritorno dal Portogallo, pochi giorni fa, avevo scritto uno di quei miei post amabilissimi pieni zeppi di ricordi di viaggio, un post super bellissimo che ovviamente si è cancellato premendo un tasto a caso della tastiera maledetta. Ma importa poi poco, perchè posso riscriverlo centomila volte, posso scriverlo persino più bello, se voglio, perchè del Portogallo ricordo ogni singola meravigliosa cosa, e posso affermare con assoluta certezza di amarlo, di amarlo follemente.

Siamo stati terribilmente felici, felici di cose concrete come dividere un mojito da 4 euro e cinquanta al mezzo litro, o come farsi investire dall'aria fresca e secca quando ti affacci da un miradouro per sbirciare la distesa di tetti che arriva fino al Tago. Ma siamo stati felici anche di cose più impalpabili, come la gioia e la semplicità di una festa di quartiere all'Alfama, tra i muri bianchi di calce riempiti di festoni, o dello sguardo furtivo di due bambini che salgono le mille scale di ritorno da scuola, un pomeriggio di sole bollente, a Lisbona.

Mi sono innamorata della bellezza accecante della città che Pessoa tanto amava e che tanto -forse- lo faceva sudare; mi sono innamorata della malinconia di Porto, dei tram di legno, dei treni superveloci, delle cicogne ovunque nella campagna, delle limonate fresche bevute la sera davanti ad un concertino di musica elettronica. Ho amato le nostre camere di ostello belle da far morire, affacciate su piazze spettacolari, galli rompicoglioni, balconi di ferro, sit in di protesta. E' stato un viaggio splendido.


Mi sono innamorata di Lisbona, del Portogallo intero, e -per l'ennesima volta- di te.

 

Come se non fosse sufficiente, tra pronunciamenti della Corte, elezioni, referendum, e quant'altro, questi sono giorni di grandiose soddisfazioni porche, porchissime, che mi fanno pensare che finalmente vada di moda sputare merda su Berlusconi, il che è sempre meglio di quando andava di moda non vergognarsi di votarlo. E se il principio ispiratore di questo delizioso lancio di cacca galattica non è "alto" ma bensì "basso", basta pensare a quanto sottoterra siamo arrivati in questi fottuti mille anni di italia1 per capire che comunque stiamo per lo meno salendo, e non è poco. Sic itur ad astra.

  

  

 

 

 

  
 


 

 

  

 

 


 

10 thoughts on “sic itur ad astra

  1. anonimo

    A me ciò che colpisce maggiormente delle tue descrizioni è la capacità di far apparire tutti i luoghi uguali. Che sia il Portogallo, la Grecia o la Germania nulla cambia. Le classiche immagini pseudo-romantiche che si accumulano. Per il viaggio in Kenya saranno le giraffe affusolate, gli elefanti dalla pelle grinzosa, la savana incantata; per la Patagonia saranno i pinguini birichini, i ghiacciai brillanti, le distese infinite. Madò, che due palle.

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  2. elisina

    A me ciò che colpisce maggiormente, invece, sono le persone frustrate, quelle con un gran rodimento interiore per una vita di miserie senza pinguini, ne giraffe, nè momenti pseudo romantici.

    Cos'è, poi, una vita, senza pinguini birichini, ippopotami, amore? Niente, non è niente.

    Sappi che seguiranno racconti di pesciolini azzurri molto birichini, fuggi finchè puoi.

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  3. anonimo

    Non smettere di raccontare dei colori del Portogallo, degli azulejos, della sua meravigliosa gente e paesaggi. Non smettere di raccontare dei localini di Londra, come quelli di Berlino, nè dei viaggi a Praga, in Grecia o anche solo su qualche colle bolognese. Non smettere di raccontare del tuo balcone, della tua orchidea e del tuo grande amore. Du palle è starsene in ufficio o su un libro e pensare di non potere fare tutte queste cose meravigliose che fai tu con il tuo A., ma per fortuna ci sei tu che le fai e le racconti!
    Clio

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  4. anonimo

    Ma perché diavolo bisogna rispondere con la solita formula "sei una rosicona"? Cara Elisina, cerca di usare la tua presunta arguzia per accettare una critica intorno al tuo ripetitivo modo di scrivere, senza cadere nella replica banalissima della sotterranea invidia. Pecchi pure di triste presunzione nel ritenere io possa invidiarti: perché dovrei? Cosa ti fa pensare io abbia qualcosa meno di te? Amo i viaggi, ne ho fatto parecchi con i soldi (pochi) racimolati con le ripetizioni, ma trovo banale il tuo stile. C'è bisogno di fare illazioni sulla mia frustrazione? Sarei repressa perché non mi piace il tuo stile? Ma fammi il piacere. Il tuo diario è alla mercé di tutti, il mio no. Il mio viaggio in Argentina è catturato nelle mie foto (private), nella mie Moleskine (private), i miei problemi (privati) con la figura paterna ci sono ma non li schiaffo in un blog per poi cancellarli in un rigurgito di pentimento. Ciò che è pubblico è consapevolmente esposto al pubblico.
    Senza cattiveria (né frustrazione).
    Ti dirò di più, non visiterò più questo sito, lasciandolo nell'oblio che l'ha sempre contraddistinto e lasciando a te il piacere di fare i viaggi giusto per poi far vedere agli altri quanti ne fai.

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  5. elisina

    La tua critica era troppo risentita per essere una banale critica stilistica, e lo sai anche tu. Nessuno è mai passato di qui, per caso, dicendo "oh…sei noiosa…". Sicuramente lo sono, e te lo avrei anche confermato se avessi creduto anche solo per un secondo che il tuo era proprio un moto spontaneo di critica culturale.

    Ma visto che ami i grandi romanzi, facciamo una piccola forzatura letteraria, un artifizio da scrittore….facciamo proprio finta che io creda che sei passata qui per caso senza conoscermi per nulla, e facciamo finta che io creda che volevi solo aiutarmi a diventare la prossima vincitrice del campiello, e soprattutto che non ripasserai più di qua.

    Ecco, se proprio mi sforzo -ma faccio fatica- ti dico che in fondo, a differenza di altre persone, non ho alcuna aspirazione letteraria, non ne ho mai avute, tranne forse quando avevo 10 anni. Quindi grazie del consiglio, ma non ne ho bisogno.

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  6. sciroppato

    Certo, stiamo bene, grazie. Non leggo molti libri in italiano: Il Nome della Rosa, ce l'ho, affatto non contiene gli argomenti che mi interessano … Leggo un po' ogni giorno o quasi, sono delle saggezze e delle istigazioni, le ultime scritte in un dialetto italiano a volte delizioso.

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