Monthly Archives: July 2011

Genova, dieci anni dopo.

Pioggia poi sole poi pioggia poi sole, -4 giorni alla nostra partenza, accordi in un inglese strambo con un certo Froso, che nei miei sogni è un un reduce del partito comunista greco messo in esilio sull'isola e poi riciclatosi come affittacamere.
Nel nostro utlimo venerdì sera pre partenza andiamo a letto guardando uno speciale sul G8 di Genova, e ci addormentiamo sognando vendette atroci.

Penso che uno dei grandi drammi di questo paese sia il fatto che i corpi militari e di polizia servano solo a dare un'occupazione a migliaia di ignoranti, provenienti per lo più da un meridione disperato di centri commerciali e lavori in nero, prede facili di cagate fasciste, coretti razzisti, stronzate, marcette, e puttanate in serie.

Per la maggior parte sono sbirri, stupidi omuncoli violenti e sciocchi, cattivi, ottusi, inclini al signorsì.

Il risultato è un paese in cui quando ti ferma un carabinieri ti senti meno al sicuro di quando incontri un eroinomane in astinenza. Un paese marcio, xenofobo e misogino, in cui una donna portata in questura viene minacciata di violenze sessuali, in cui si viene minacciati di morte dopo una manifestazione, e dove un gruppo di pacifisti viene picchiato a sangue, insieme a operatori della Rai e medici.

Genova è stato lo schifo, l'apoteosi al negativo di questo paese di merda pieno di gente di merda. Genova è la vergogna che pesa su tutti questi uomini dell'ordine, che in realtà sono solo la feccia, il peggio, il vomito di un paese arretrato e mai guarito, pronti a eseguire gli ordini di una classe dirigente di porci, vogliosi di scaricare le frustrazioni di una vita dimmerda con la testa chinata e il manganello a far coraggio.

In fin dei conti, pensandoci, è tutta gente che paga già quello che ha fatto, lo paga giornalmente, vivendo inconsapevolmente, obbedendo, valendo meno di zero. Non avranno mai una redenzione, nella loro vita insulsa, saranno sempre degli uomini di second'ordine, uomini da retrofile.
E poi moriranno, come tutti, e l'apice della loro esistenza sarà stato quel giorno a Genova, quando hanno manganellato forte forte sulla testa del primo che passava.

caschetti, antibiotico e dogane

Quello degli I'm from Barcelona è stato un concerto splendido, il più bello dell'estate, per lo meno dell'estate FINORA. E il bagno notturno che l'ha seguito, nell'acqua stile brodo di marina di Ravenna, è una di quelle cose che fanno sentire proprio BENE, e me l'hai insegnato tu. Che poi una deve tornare a Bologna in maglietta, ed essere accompagnata fino alla porta di casa perchè ha dei vicini PERICOLOSI, ma non importa, non importa per niente.

E poi oggi è un giorno stra produttivissimo, con prenotazioni di traghetti greci passaggioponte, e persino di voli intercontinentali che in 11 ore mi porteranno al nostro appuntamento newyorkese, l'appuntamento degli appuntamenti. Ed è tutto merito tuo, che risolvi le mie improduttività.

Così, anche se uno prende gli antibiotici ed è spossato come la madonna, è tipo felicissimo. Felice di cieli azzurri non annunciati, felice di partire fra 7 giorni, felice di camminare stretti stretti sotto un micro-ombrello rotto, in via del Pratello, in una sera piovosa.

Devo annotare, per dovere di cronaca ma anche a monito futuro, che ieri la mia parrucchiera cinese che dice di chiamarsi YAYA, ha giurato di tagliarmi solo due centimetri di capelli, e invece mi ha praticamente disboscato la testa, dando vita ad un caschetto molto young e molto ingestibile.
Dopo un drammatico pianto sui riccioli perduti, ho accettato l'idea che in Grecia sembrerò una matta, ma solo perchè tu hai giurato che mi amerai lo stesso.

E mentre tutto ciò succede, è il 20 luglio.

miraggi

L'unica cosa che mi permette di non crepare, alle due del pomeriggio, in motorino sotto al sole, ferma al semaforo ineluttabilmente rosso, è il pensiero del mare greco, con il suo azzurro immenso, consolatorio, commovente.

Penso al momento in cui farò un salto dal bordo di una qualche barchetta del piffero, tappandomi il naso come una mocciosa, e sprofonderò nell'acqua fredda e blu, nella baia di qualcosa, in un calmissimo pomeriggio d'agosto.

Se penso a questo miraggio posso resistere, anche con la pressione 58-112, anche andando al lavoro, anche annaspando nell'aria umida e bollente di questa Bologna-purgatorio.

L'estate scorsa, a Zakynthos, un marinaio bruciato e un po' agé, ci ha portati lungo la costa rocciosa dell'isola, e a nuoto abbiamo raggiunto una grotta, una di quelle in cui la luce entra dal basso e rende tutto azzurro.
Era splendido galleggiare in quel baratro lattiginoso, scambiarsi risatine di condivisione con gli sconosciuti compagni di barca, fare il morto, sentirsi in paradiso, pensare che il viaggio era solo all'inizio e che il tempo da lì alle due settimane successive si sarebbe dilatato all'infinito, sostanzialmente persempre.

Ciondolo per casa con addosso la tunichetta di cotone bianco, i pantaloncini di jeans, e un fermacapelli di legno che ha l'ingrato compito di tenere insieme la massa riccia e incomprensibile che mi sta sulla testa.

Devo ricordarmi, più tardi, di dare l'acqua alle piante moribonde sul terrazzo, perchè come al solito stamattina ho curato solo l'orchidea. Quest'ultima è un tripudio di colore e salute, ha qualcosa come dieci fiori e un'altra dozzina di boccioli, una cosa mai vista! Mi rilassa moltissimo svegliarmi e sedermi un po' di fianco a lei, guardarla, controllare che nessun stupido pidocchietto la stia infestando, sussurrarle che è bellissima, e compiacermi di quanto mi riesca bene occuparmi di lei. E' un sodalizio, il nostro, un vero amore; tanto che appena mi assento per qualche giorno e lei si accorge che la sta innaffiando qualcun'altro della famiglia, va in deperimento e tenta persino il suicidio. Sul serio.

Poi, insomma, è luglio, tra concertini di Adam Green, il canale del cavaticcio, la pausa pranzo con la birra, marina di ravenna, e la P. che muore di caldo.
Amo l'estate in città, è come se tornassi a sentirla mia come quando non sognavo migliaia di altri posti nel mondo. Ma, se sopravviverò a questo mese di lavoro, mi piacerà molto di più starmene spollanzata sul ponte di un traghetto con te, con il mondo dentro lo zaino, e una ventina di giorni di pace cosmica davanti.