in attesa della traversata

Tre ottobre, a Bologna c'è una fastosa aria da "indian summer", e mancano appena quattro giorni a quella che chiamo pomposamente "la traversata".

Ieri ho portato la cagnetta al mare, e ho trovato che la riviera fosse bellissima, di un incanto senza tempo, con la spiaggia lunghissima senza ombrelloni, senza niente. Ho scattato una fotografia alla P. sul moscone rosso, uno di quelli con la scritta "Salvataggio", e ha un'aria proprio buffissima, da bagnina pelosa.

Sembra persino che abbiamo finalmente trovato la nostra casina newyorkese, uno studio piccino piccio' nella Little India dell'East Village, il classico posto che fa per me e te. Mi piace l'idea di noi che ci svegliamo e usciamo per mano nella meraviglia soleggiata di quelle stradine alberate, tra quelle case di mattoni che hanno ospitato le famiglie degli immigrati di tutto il mondo, la working class che ha colorato l'America.

Nel frattempo mi occupo delle piccole cose pre partenza, metto da parte i vestiti che preferisco, sbircio la guida, chiamo la banca, controllo cento volte al giorno che il passaporto sia sempre al suo posto.
Ho voglia di riabbracciarti, di farmi raccontare del freddo di Seattle e di tutto il resto. Mi piace da morire parlarti al telefono, sentirti appena sveglio mentre io sono immersa nel pieno del pomeriggio, darti la buonanotte mentre tu sei nel pieno del tuo giorno. E' una cosa stranissima parlarti dal futuro.

 

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