Monthly Archives: January 2012

occhi in su

Si aspetta la neve, con la faccetta piantata in su addosso ad un cielo bianco, immobile, muto. A forza di copiaeincolla, copiaeincolla, copiaeincolla, tutte le nostre infinite lettere sono al sicuro. E inoltre per un qualche miracolo miracoloso, tutto il mio vecchio blog amatissimo ora è qui, come se non fosse mai stato da nessun’altra parte.
E’ una meravigliosa fine di gennaio. Qualcuno lascia Bologna per l’Australia, qualcun altro prende decisioni inattese, e se la neve non verrà oggi, allora verrà domani.
Ti amo più di ogni giorno precedente.

İstanbul, qualche consiglio di viaggio senza pretese

Il ponte di Galata al tramonto



❤AVVISO AI NAVIGANTI! Trovate questo post aggiornato e corretto cliccando –> qui <–

Spero che questo post di consigli di viaggio per Istanbul possa servire a chi me l’ha chiesto e a chiunque altro passi di qui e intenda visitare una delle città più belle del mondo. Anticipando i commenti acidi vorrei precisare che non pretende di essere una guida per nessuno, è solo un piccolo elenco di posti, esperienze e ricordi che volentieri condivido con altri viaggiatori indipendenti.

La prima domanda che penso ci si possa porre è quando andare a Istanbul?

Io sono stata a Istanbul due volte, la prima in pieno inverno e la seconda in piena estate, e ho trovato due città molto diverse ma ugualmente affascinanti. Anche se d’estate il clima aiuta a godere degli splendidi café sui tetti e dei piccoli tavolini in legno allestiti lungo le strade, d’inverno di fatto si possono fare le stesse cose purchè ben coperti da cappotti e sciarpe perchè il clima è molto simile a quello di una città italiana e può persino nevicare.
D’inverno, Istanbul, è più intima. Ci sono meno turisti, i çay bahçesi -le case da tè- si riempiono di persone che sorseggiano la dolcissima bevanda nazionale, giocano a backgammon su pesanti scacchiere di legno, e fumano la šīša. Una meraviglia, insomma.

Frammenti di vita turca a Kadıköy

Dove conviene dormire?

Istanbul è formata da tantissimi quartieri, è una città immensa di oltre 12milioni di abitanti (sì…), ma tutto quel che può interessare ad un viaggiatore con poco tempo a disposizione si trova tra la zona dei bazar, Sultanahmet, Beyoğlu, Ortakoy e la più moderna Nişantaşı.
Ad una coppia consiglierei di dormire, almeno la prima volta, a Sultanahmet, l’antico quartiere delle moschee dove ancora oggi svettano quasi tutte le meraviglie d’interesse della città, dalla Moschea Blu al Palazzo Topkapı.
L’unico inghippo è che non esistono tram notturni che fanno la spola tra questo antico quartiere pieno di fascino e Beyoğlu, il quartiere dei ristoranti e dei locali più frequentati. La distanza in linea d’aria è poca, basta attraversare il ponte sul Corno d’Oro e si è già ai piedi del quartiere modaiolo, ma Beyoğlu è completamente in salita, tanto che di giorno è attiva una antichissima funicolare (il Tünel), e farsela di sera a piedi può essere poco divertente. Per fortuna i taxi sono migliaia e costano pochissimo, se contrattate un po’ (in turchia si contratta sempre, e per tutto) da Beyoğlu vi riporteranno alla vostra casa di Sultanahmet con molto meno di 5 euro.

Per chi vuole evitare il problema dei trasporti notturni o non è in cerca di romanticismi, la rumorosa Beyoğlu è piena di ostelli e guesthouse, e senz’altro anche di case in affitto, tutte disposte intorno a İstiklâl Caddesi, la via più animata della città su cui transita un bellissimo tram di legno. Anche se manca del fascino di Sultanahmet, la zona è comunque molto bella, piena di antiche case decadenti, tetti adibiti a locali di gran moda, ristoranti, fast food vari di cibo turco, e tutti i negozi occidentali che siamo abituati a vedere nelle nostre città.

I tetti di Beyoğlu

Cosa fare assolutamente a Istanbul?

La gita in traghetto sul Bosforo (leggi l’articolo dettagliato) che parte ogni giorno verso le 10:30 da Eminonu, il molo posto alla base del ponte di Galata sulla sponda europea.
Si tratta di un traghetto pubblico, che ferma lungo le principali cittadine dello stretto, e che in un’ora e mezza arriva ad Anadolu Kavağı, pittoresco villaggio di pescatori in prossimità del Mar Nero. Qui il traghetto ferma due ore, si può mangiare qualcosa in uno dei ristoranti di pesce del paese, oppure farsi una bella passeggiata, e poi risalire all’ora prestabilita per il ritorno. E’ l’unico modo (poco costoso) per visitare il Bosforo godere di un panorama stupendo fatto di antiche ville, boschi, e piccoli paesi.

-Una visita alle perle di Sultanhamet: la Moschea Blu, Ayasofya, la stazione dei treni di Sirkeci -splendida meta finale dell’Orient Express-, e il palazzo Topkapı.
Per la visita alle moschee ci sono spesso lunghe code, meglio quindi andare la mattina presto. Anche se è un appunto scontato ricordo che ovviamente le donne non dovrebbero mostrare le gambe, i capelli, le braccia, quindi meglio portarsi una pashmina o qualcosa del genere.

-Perdersi nell’immenso Bazar, dove cercheranno di vendervi qualsiasi cosa.
Fatevi fregare, almeno un po’, ma contrattate come pazzi. I commercianti turchi sono dei meravigliosi teatranti, e con voi metteranno in scena il loro miglior repertorio di frasi tragiche tipo “Mi vuoi rovinare” e bla bla bla, ma badate bene che mentre dicono queste stronzate soggighano. In realtà la stima di un venditore turco per un cliente aumenta a dismisura quando questi dimostra di saper trattare. Dovreste riuscire a pagare ALMENO la metà di quello che hanno proposto loro inizialmente. Almeno.

-Un bagno turco molto pucci pucci in uno degli hamam super pubblicizzati del quartiere dei bazar e di Sultanhamet, tipo il Çemberlitaş Hamamı.

-Prendere da Eminonu un traghetto pubblico per Kadıköy, quartiere della sponda asiatica, perdersi tra le stradine del mercato, sentirsi turchi lontano dai turisti.
I traghetti partono ogni dieci minuti, il tragitto è bello, economicissimo, e pieno di bellissimi spunti di vita locale.

Il Bosforo è quasi Mar Nero ad Anadolu Kavağı

Dove bere/mangiare?

-Prendere un cay al Marmara Café, nel cuore di Sultanhamet. In inverno, nel tardo pomeriggio, il Marmara è un miraggio con la sua immensa stufa posta al centro della stanza, i tavoli di legno, i divani, l’odore del narghilè alla mela nell’aria. Si può anche mangiare.

– Un drink al 360° o al Leb-i-Derya, entrambi su İstiklâl Caddesi, entrambi panoramicissimi, entrambi dotati di affascinanti terrazze da cui vedere tutta Istanbul. Da noi un posto del genere costerebbe una follia invece a Istanbul tutto è possibile.

– Mangiare un gözleme in uno dei ristoranti tipici. Tutti i locali dove li servono hanno in bella vista (spesso addirittura in vetrina) la tipica piastra su cui una o due cuoche armeggiano con mattarello e ripieno.

-Fare colazione in uno qualsiasi degli stupendi House Café di Istanbul. Sono arredati dal geniale team di designer Autoban, sono tutti favolosi e cosa non da poco hanno tutti il wi-fi gratis.

– Visitare il piccolo distretto di Ortakoy la domenica, giorno in cui nelle bellissime stradine affacciate sul Bosforo si tiene un piccolo mercato dell’artigianato. La Moschea, dalle cui finestre si vede l’acqua, è un miracolo color perla, e secondo me la più bella di Istanbul.

La splendida moschea di Ortaköy, e dietro il ponte sul Bosforo

So che non è tutto, anzi, non è quasi niente, ma spero possa essere utile a qualcuno, anche solo a far venire voglia di partire e se dovesse venirmi in mente qualcos’altro lo aggiungerò man mano. Istanbul è una delle città più incredibili del mondo, e questa è solo la mia versione dei fatti.
Per chi parte e non ha tanti giorni a disposizione consiglio di comprare la guida Lonely Planet Incontri, quella piccola per intenderci, perchè è sufficientemente completa e ben fatta.

Per chi è interessato ad altri consigli per Istanbul, c’è il mio blog di viaggio Wanderlust.
Per chi è interessato a vedere qualche altra fotografia, quelle del viaggio invernale sono qui mentre quelle di agosto qua.

then it’s the bomb that will bring us together

Ho dormito come un ghiro, mi sono svegliata felice -sìsì, proprio felice!-, c’è stato un terremoto che io non ho sentito, ho scritto un articolo su Kate Moss, e ora contemplo lo splendido sole che batte sui tetti e faccio finta che sia primavera.
C’è però una urgenza da codice rosso: tra cinque giorni spariranno nel nulla le nostre lettere, le mie e le tue, che detta così suona peggio di una apocalisse; siamo così costretti a copiaincolliare il copiaincollabile su un foglio word da centinaia di pagine che ora pare contenere la nostra vita.
E la contiene veramente, voglio dire, perchè quella è sul serio la nostra vita, l’inizio di tutto, la salvezza, eccetera.
Così ieri, mentre abusavo a intermittenza dei tasti cmd-c e cmd-v, gettavo l’occhio in qua e in là tra tutte quelle migliaia di parole, tutte quelle migliaia di tentennamenti ridicoli e teneri, le postposizioni, le speranze, i forse, i se, i condizionali, i bisticci… Mi è venuto da sorridere pensando che se uno sapesse, se uno potesse anche solo minimamente sapere, quanto sarebbe felice se semplicemente facesse una certa cosa, se solo prendesse una stupida decisione anzichè rimandare – ecco–  quanti errori in meno, quanto tempo perso in meno, quanti casini in meno, ci sarebbero?
E’ andata così, tra me e te, abbiamo perso tempo ma ci abbiamo guadagnato magie, cose che penso siano successe solo a noi in tutto il mondo. Così fa lo stesso, forse è meglio non sapere, è meglio che le cose accadano e basta, se devono, se possono. Le mezze mele gemelle si trovano sempre.

¡Que viva Cuba!

Sulla città si è appoggiato un manto di brina ghiacciata, l’aria è fredda fino a togliere il respiro, ma in casa si sta bene, si sta al caldo, ci si accoccola nel piumone come è bello fare d’inverno.
Dal momento in cui abbiamo rimesso piede a Bologna mi sono goduta con lentezza ogni singola piccola scontata comodità del quotidiano, dalla doccia bollente alla connessione internet ovunque e velocissima, dalle briosche del bar al mattino, alla gioia di fare la pipì seduta sulla più pulita tavoletta del cesso di tutti i tempi. Invece ho mal sopportato, e non senza un certo stupore, la ricomparsa della televisione, le pubblicità per strada, il rumore e le mille notizie sui giornali che alla fine sembrano non dire niente di niente, quando il Granma in 8 misere pagine riassume il Mondo.

Il tempo, a Cuba, è volato più di sempre. Non so che diavolo sia successo, non so se dipenda dal fuso orario o dal fatto che ci siamo spostati continuamente, o da cosa diamine, però il tempo se n’è andato via a rotta di collo, e in un battito di ali di colibrì eravamo già spaparanzati sull’aereo per Parigi, con la mascherina blu dell’Airfrance sugli occhi, e i tappi per le orecchie, e la copertina sintetica troppo corta a fare la spola tra i piedi e il petto, senza possibilità di trovare un compromesso strategico.
Però, anche se sono volati via, in quei dieci giorni ci sono state tante cose stupefacenti: la splendida e decadente Avana, la musica dentro alla Lluvia de Oro, le case coloniali di Trinidad, gli avvoltoi volteggianti in attesa della nostra carcassa di ciclisti non allenati, il primo bagno nel mar dei Caraibi, i contadini filosofi della valle di Viñales, le montagne tonde e immense della Sierra de los organos, i camaleonti, i colibrì, la mimosa pudica, le galline, i cani (quanti cani! persino i bassotti randagi!), il paradiso perduto di Maria la Gorda con le noci di cocco assassine, e un sacco di letti diversi in case di un sacco di persone diverse.
La gente, i cartelloni, l’odore umido dell’aria oceanica sul Malecon, le automobili, i palazzi, le strade dissestate e vive, le pizzette a 10 centesimi, la cena di Haydee, Carol e Eddie, Bèlen e Chema, il tabacco, i sigari, le conchiglie, tutto.

E’ strano, ora, essere qui. E’ come se Cuba ti assorbisse e diventasse la normalità, e tutto questo sfarfallare di lavoro svogliato, nasi ghiacciati, termosifoni bollenti, vetri appannati, lemon soda e bontà culinarie, fosse un fatto temporaneo, una anomalia curiosa che comunque avrà presto termine. Mi pare che potrei darti appuntamento, fra una settimana o due, al tavolino di quel piccolo bar in plaza de armas, per due baci, tre mojitos, quattro amici dai nomi stranieri da esperar.