Monthly Archives: February 2012

maggie and milly and molly and may

…for whatever we lose (like a you or a me)
it’s always ourselves we find in the sea.
E. E. Cummings

E’ domenica 26 febbraio, che dentro di me è come dire marzo, che poi è come dire quasi primavera. Si sente dall’aria tiepida che entra dalla finestra aperta su tetti di tegole e su un cielo azzurro pallido, si vede dai mugulii lamentosi che fa la cagnetta per farsi portare a spasso, si sente dall’accavallarsi di pensieri che facciamo su altridove da raggiungere, e dalla voglia costante di un frullato melaranciapesca, di quelli che sappiamo noi.
Per me l’inverno è finito, e ho la speranza che se lo dico magari diventi pure vero. Anche se domani pioverà, sento che è già ora di ballerine e vestiti di cotone e giacchette leggere, è ora che i cumuli di neve si sciolgano del tutto, è ora che le giornate si allunghino a vista d’occhio, e che si possa stare seduti ai tavolini all’aperto strizzando gli occhi per il troppo sole.
E poi tra poco si sposano almeno tre persone a cui voglio sinceramente bene, altre sondano il terreno della felicità rivoluzionando la propria vita; cos’è questa, se non primavera? Sono tempi strani, e mai come ora è stato importante avere fiducia nel futuro, credere nelle due o tre cose che davvero contano, cercare il nocciolo, creare nidi pacifici, sperare. Come quando ho perso la mia conchiglia gigante nel mar dei caraibi, e tu hai perlustrato il fondale finchè non me l’hai ritrovata. Ecco, come quella volta lì.

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Shoop, shoop, shoop de-lang de-lang…

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Strade colme di cumuli ghiacciati che si scioglieranno a luglio a imperitura memoria di questi giorni scandinavi, ciambelle e latte freddo per colazione, mutandine a quadretti, orchidee in sfrontato bocciolo.
Intanto al lavoro sono sempre più di transito, come si è di passaggio in quegli scali aeroportuali inutili, in città inutili, di cui non porti memoria alcuna; penso tutto il tempo alla prossima volta in cui scappando da via Stalingrado a rotta di collo ti verrò incontro e ci berremo una birra raccontandoci sciocchezze quotidiane, o al prossimo weekend sotto al piumone, o al prossimo viaggio, qualsiasi esso sia.
Mi piace anche, in questi giorni, fare piani di casa con te, di case aperte al mondo, aperte agli amici, aperte ai cani degli amici, aperte e punto. Voglio che la mia casa, quando l’avrò, sia la casa che non ho mai avuto: una casa fatta per accogliere persone, dove non sembri di camminare in mezzo a rumorosi vetri che si infrangono, dove non ci si senta responsabili di andare a smuovere le misantropie altrui, come è stato a casa mia per tutta l’adolescenza, e come ancora mi appare oggi. Ho voglia di finestre spalancate sul mondo, anche metaforicamente, di una famiglia allargata senza rapporti di sangue, di saltare la cena se non mi va, e di trovarci a mezzanotte a mangiare una mela in piedi in cucina, come in una canzone degli Smiths e come abbiamo fatto quella notte a Copenhagen, quando abbiamo finito tutta la frutta di Carsten.
Sento di essere diventata grande, cioè di avere per la primissima volta nella mia vita davvero urgenza di uno spazio mio. Ho capito che tutto quel che impiastriccia i miei ritorni a casa appartiene ai miei genitori e non a me, non mi riguarda, e non è responsabilità mia occuparmene o sopportare. Sento di avere diritto alla mia pace, al mio nido aperto al mondo, a essere felice anche quando gli altri non lo sono.

a verbale

The Libertines – Time for heroes

Noi si va ai concerti di Pete Doherty, e si prenota voli, case sconosciute, sogni.
Poi si sblìsga sulla neve, si aspetta marzo, ci si intrecciano i piedi sotto al piumone, ci si stringe a sé la cagnetta, si ama molto.
Si spera, inoltre, che vadano naturalmente estinguendosi quelli come mio padre (nel senso che non ne nascano più così, non che un fulmine li stermini, okay).
Spero di trovarmi una casa che possa permettermi, così da prendere i miei quattro straccetti e il mio peluche vivente, e creare una brand new colony in cui mi senta gioiosa di tornare. Un posto dove la gente si tratti bene, e con amore, e le domeniche siano felici come lo siamo noi due insieme, che è un po’ la misura di tutto.
Non so cosa c’entri, ma voglio mettere a verbale che io, comunque, sono sempre per le rivoluzioni.

terapia

Sto per annotare una considerazione molto banale.
Semplicemente: ci sono persone che tipicamente rendono felici gli altri, li fanno sentire bene, amati, comprensi, accolti. Persone ironiche, allegre, empatiche. Poi, ovvio, queste persone possono anche ferire qualcuno che ha con loro un rapporto profondo perchè la vita è una cosa complessa, ma in linea generale, nella quotidianità, fanno bene a chi li circonda, e il loro arrivo riempie tutto, fa sorridere, mette in pace.
Poi ci sono persone che invece sono sempre fuori tempo, pisciano per così dire sempre fuori dal vaso, drammatizzano situazioni assai sciocche, riescono a tirare fuori un disastro da un contrattempo. Musoni, fastidiosi, irritanti, arroganti, maleducati uomini fuori sicronia che riescono a rovinare le giornate a chi li circonda senza un buon motivo al mondo.
Ho ovviamente in mente un esempio vivente per ognuno dei due casi, e sto annotando questa cosa assai banale, perchè semplicemente io mi ricordi di impegnarmi, per quanto è in mio potere, a tenere lontano persone della seconda categoria e a non diventare mai mai mai simile a loro. Spero, insomma, non ci sia niente di genetico in tutto ciò.

giorni di vento siberiano

Neve, neve ovunque, la più grande nevicata di sempre. Ed è inutile che ci proviate, maledetti, io non mi lamenterò mai! Potete continuare a lanciare allarmi tremendi, spargere panico e dichiarare stati di calamità, ma tutto ciò non ha nessun effetto su di me, perchè a me la neve fa fare i sorrisetti e basta.
Basta dire che in questo weekend di immobilità forzata siamo rimasti bloccati insieme, ho potuto farti il peggior tè degli ultimi 150 anni, abbiamo fatto la pizza, e mangiato tagliolini al salmone e dormito un sacco e sognato e fatto un pupazzo di neve di dubbia moralità davanti a San Michele in Bosco. Cose felici in sequenza, come quando siamo in vacanza e facciamo solo quello che ci va.

Mentre oggi splende un magnifico e rassicurante sole, domani nevicherà di nuovo, io dovrò spalare per parcheggiare l’auto al lavoro, e dovrò verificare l’ibernazione del mio motorino sotto un quintale di roba ghiacciata, ma chissenefrega. Questa portentosa nevicata e questo vento siberiano, hanno trasformato per qualche giorno un inverno tiepido e mite in un inverno vero, antico, un inverno dell’est. Scrivo una cosa che forse in futuro a rileggerla mi farà ridere di pietà, ma ecco, mi sento vicina alla Natura in questi giorni, mi sembra che comandi lei, e la sensazione mi piace. E’ come un ritorno alle origini, come vivere di nuovo ascoltando il mondo, con gli occhi in su.

volpi nella neve

Kid in the snow, way to go
It only happens once a year
It only happens once a lifetime

Piccola tenera Bologna, ammutolita sotto un manto di mezzo metro di neve…
Sei romantica fino allo struggimento così conciata, fai venire voglia di correre e inciampare, fai venire voglia di baciarsi sotto i turbini di fiocchi, di darsi appuntamento in luoghi scomodi, di ridere per niente, di centellinare una birra guardando la finestra appannarsi. Ecco, sei bella, sei bella come una anziana signora che si agghinda per l’anniversario di matrimonio e pare di nuovo una ragazzina, ed io ti amo, ti amo come si può amare solo la propria casa, qualsiasi essa sia.
Perchè allora tutti si lamentano? Come si può essere spaventati o arrabbiati dalla neve?
Io ripenso al bob rosso di quando eravamo bambini, quello che per decenni ci eravamo passati di mano in mano dal più grande alla più piccola e che è mirabilmente immortalato in quella fotografia del ’79.
Ripenso alle grandi nevicate della mia infanzia, a mio nonno che spalava la neve nel cortile, ai miei stivaletti rosa con le nuvolette, ai guanti della Paola che se li schiacciavi favevano “peee-peee” e io ci morivo d’invidia.
Mi sento lieve, non ho pensieri foschi di nessun tipo, e se proprio devo trovare qualcosa che mi manca, desidererei una casa tutta mia dove tornare in giorni come questi, una casa come noi, sulla cui porta sfilarsi i moon boots sgocciolanti, sul cui divano lanciarsi e fare le capriole, una casa dove portare la mia volpetta e stare in silenzio senza che nessuno disturbi.