maggie and milly and molly and may

…for whatever we lose (like a you or a me)
it’s always ourselves we find in the sea.
E. E. Cummings

E’ domenica 26 febbraio, che dentro di me è come dire marzo, che poi è come dire quasi primavera. Si sente dall’aria tiepida che entra dalla finestra aperta su tetti di tegole e su un cielo azzurro pallido, si vede dai mugulii lamentosi che fa la cagnetta per farsi portare a spasso, si sente dall’accavallarsi di pensieri che facciamo su altridove da raggiungere, e dalla voglia costante di un frullato melaranciapesca, di quelli che sappiamo noi.
Per me l’inverno è finito, e ho la speranza che se lo dico magari diventi pure vero. Anche se domani pioverà, sento che è già ora di ballerine e vestiti di cotone e giacchette leggere, è ora che i cumuli di neve si sciolgano del tutto, è ora che le giornate si allunghino a vista d’occhio, e che si possa stare seduti ai tavolini all’aperto strizzando gli occhi per il troppo sole.
E poi tra poco si sposano almeno tre persone a cui voglio sinceramente bene, altre sondano il terreno della felicità rivoluzionando la propria vita; cos’è questa, se non primavera? Sono tempi strani, e mai come ora è stato importante avere fiducia nel futuro, credere nelle due o tre cose che davvero contano, cercare il nocciolo, creare nidi pacifici, sperare. Come quando ho perso la mia conchiglia gigante nel mar dei caraibi, e tu hai perlustrato il fondale finchè non me l’hai ritrovata. Ecco, come quella volta lì.

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