entonces

A Siviglia, una sera, tu mi hai stirato i capelli ciocchetta per ciocchetta, con amorevole pazienza come non farebbe nessun altro al mondo, e così avrei già detto tutto.
Questo piccolissimo viaggio è arrivato quando più lo desideravo, quando più avevo bisogno di riposare, e bere bene, e mangiare divinamente, e godermi te, e dormirti addosso in giardini arabeggianti pieni di palme reali e pappagalli verde azzurro. A casa con Adrian, Lu e il dolcissimo cane Mopa siamo stati benissimo, è stato dolce come ritrovarsi in un mondo su misura, in una camera colorata fatta apposta per noi.

Siviglia ha il sapore agrodolce del salmorejo e quello acre della manzanilla liquorosa sorseggiata la sera, nei tapas bar pieni delle chiacchiere della gente. E’ il colore del cielo quando c’è un temporale in lontananza ma sopra la testa brilla il sole, ed è  il suono cadenzato e drammatico che accompagna in processione le verginipiangenti e i gesùcrocifissi di tutte le chiese della città.
Negli stretti vicoli del quartiere di Santa Cruz si cammina tra muri di case bianco calce, su cui affacciano intimi patii pieni di maioliche giallo blu e splendidi giardini privati. Anche se è meno povera e certamente più borghese, mi ha ricordato la mia amatissima Alfama, con quell’odore di sapone e di pulito che usciva magicamente dalle porte di case aperte sul mondo, spalancate con fiducia sul Tejo.
A Siviglia, però, l’odore più presente in questo periodo dell’anno è quello degli alberi di arancio in fiore, che inonda le mille piazzette, e si insinua ovunque nei vicoli, fino a sfumare nel Guadalquivir. E’ un profumo sublime, talmente perfetto e intenso da sembrare finto, proprio quello che ti aspetti di sentire in paradiso se mai ne esistesse uno.

Poche ore prima di ripartire, mentre prendevamo l’ultimo caffè in un bar sul lungofiume, una troupe televisiva di “Canal E” si è avvicinata e ci ha chiesto di filmarci mentre ci abbracciavamo tenendo le testoline vicine; di fare insomma gli innamorati del loro servizio sugli innamorati, una figata galattica.
Ecco, io vorrei annotare che mica è stato difficile tenere la cabecita appiccicata alla tua, fare finta di stringerti e fare molto l’innamorata. Anzi, è stato, come dire, facilissimo.

2 thoughts on “entonces

  1. laseccaturadeibagagli

    Che bello leggere le tue parole, Elisa.
    Questo post parla di Siviglia e in parte di Lisbona, le accosta ma non le confonde. Immagino tu l’abbia già visto, ma te lo consiglio comunque: “Lisbon Story” di Wim Wenders. E le musiche dei Madredeus.
    A presto.

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