Slow boat

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Dalla finestra mezza aperta dell’ufficio entra aria tiepida che, nonostante la vicinanza con una delle strade più brutte e trafficate di Bologna, sa sorprendentemente di buono. Insieme al vento, entrano anche fiotti di quei piumini leggerissimi sparsi dai faggi in questa stagione, che si insinuano da tutte le parti, persino nel naso mentre si respira, e fanno un gran solletico. Questi benedetti cosi piumacciosi e volanti mi mettono di buon umore, e penso potrei stare ore ed ore girata verso la finestra a guardarli filare via veloci, bianchi contro il verde degli alberi, come in una specie di autostrada dei piumini che vanno al mare.
Dopo l’agonia estenuante di giornate intere di pioggia e grigio, da ieri splende un sole che fa venire voglia di stendersi sul tappeto nuovo della camera, con la testa all’indietro, i piedi allungati in terrazzo, a sognare posti il cui nome è come un soffio vitale, un soffio umido impregnato di pioggia monsonica.
E poi l’altro giorno ho infilato le cuffiette, ed è partita dal niente Sayonara dei Pogues, e allora è proprio un segno che questo viaggio è il nostro viaggio, e bisogna solo cullarlo per bene.
Nei pomeriggi di maggio ci sdraieremo sull’erba dei colli, guarderemo la foschia far scomparire la provincia, in direzione del mare, dove il cielo diventa “pale blue”, e tracceremo linee lungo corsi di fiumi fangosi. Non so se poi sarà davvero il viaggio che faremo, ma anche solo sognarlo è già partire.

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