Monthly Archives: June 2012

giugnoduemiladodici

La mia amatissima torta con le marasche del cortile dei nonni, il “caldo africano”, l’orchidea in bocciolo, la matita infilata in mezzo alla Lonely Planet Thailandia, le zanzare che entrano in camera quando leggo con la luce accesa prima di dormire, e la prima volta in tanti anni in cui saltiamo la cena di inizio estate alla festa de l’Unità di Carteria, che adesso si chiama in modo diverso ma per me è sempre la festa de l’Unità di Carteria, quella dove mio nonno ci premiava per la fine della scuola e si moriva dal caldo e si mangiavano le tagliatelle al ragù di prosciutto che come le fanno lì non le fanno da nessuna parte.
Un misto di malinconia e splendenti colori estivi, è questo il giugno duemiladodici, l’ultimo di tutti i tempi secondo Voyager con i suoi cazzo di maya e templari e mostri fottuti di Lochness, ma anche il primo della mia vita da oggi in poi. Vorrei che il tempo si fermasse a questi 27 anni, a questo inizio estate con il mio mondo ancora intero, senza fantasmi, senza mancanze. 

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eze

E’ giugno, persino metà-giugno, e lo dico con un certo sollievo. Per accelerare i tempi, tra la fine del maggio terremotato e questo bel martedì di sole, io e la mia metà mela abbiamo infilato qualche giorno di vacanza spensierato tra la Provenza e la Costa Azzurra, e il risultato è che il tempo è volato e finalmente sembra arrivata l’estate. Ed è estate anche emotivamente, voglio dire, come se le cose spiacevoli e la sensazione di irrequietezza che ci aveva pervasi tutti a causa dei tremori e della pioggia, possa finalmente essere accantonata definitivamente, come un brutto ricordo che non si ricorda più.
Questa piccola fuga provenzale mi ha fatto meravigliosamente bene, e non so che cosa si respiri tra Eze e Hyeres, ma a me quel pezzo di Francia mette in uno stato di infinita pace, e ogni volta è come se tutto quello che si è lasciato a casa non esistesse affatto, e ci fossero solo colline morbide, odore di gelsomino, meravigliose cene in meravigliosi ristorantini, e incredibili Maisons d’hôtes in cui fingere di vivere per un po’.
In pochi giorni siamo stati a Èze, Vallauris, Antibes, Frejus, Hyeres, Saint tropez, sulla splendida isola di Porquerolles, Biot, Tourrettes sur Loup, Grasse, e Saint Paul.  E davvero le fotografie non rendono giustizia a questi posti, alcuni scorci sono talmente struggenti che bisognerebbe mettersi a piagnucolare come ha fatto la signora del negozio del vetro soffiato di Biot quando ha visto Roma per la prima volta!Siamo stati accolti in case straordinariamente belle, abbiamo fatto colazione con un buffo magistrato che ama dipingere donne dalla vita in giù, e siamo stati abbracciati con la pelle fresca di vento sulla plage d’argent, in una tale pace cosmica che è quasi indefinibile.
Ho portato a casa tanti oggetti, stavolta, facilitata dal fatto che al posto del solito zaino, godevamo della comodità della macchinina blu e ora ho uno splendido vaso in terracotta laccata color mare in cui vorrei mettere la mia orchidea, una tazzina di ceramica fatta a mano dipinta a violette, una splendida caraffa verde di vetro soffiato di biot, delle profumatissime saponette di Grasse, e un sassolino rosso dell’imponente massif de l’Esterel.
Se mai avremo bisogno ancora di pace torneremo là, sulla Grand Corniche, a guidare un po’ tra le splendide curve affacciate sul blu.