Monthly Archives: July 2012

sognando i gibboni

Nelle sere estive c’è un momento, diciamo intorno all’ora di cena o poco prima, in cui il cielo diventa di uno splendido color turchese screziato di rosa. Sempre verso quell’ora le cicale mettono in scena il loro ultimo favoloso spettacolo, frinendo come pazze per poi chiudere all’improvviso, perfettamente all’unisono, in un silenzio irreale, come la migliore delle orchestre mondiali.
E questa non è l’unica cosa che le cicale fanno in precisa sincronia: una volta ho letto che quando escono dalle uova che la loro mamma ha deposto nel terreno o sugli alberi, le larve di cicale possono continuare a vivere sottoterra persino per una decina di anni o più, finchè un giorno, tutte insieme, nello stesso istante, decidono di uscire, mettere le ali e spiccare il volo.
Voglio dire, non è una cosa da restarci secchi? Come faranno, dopo tanto tempo, a sapere cosa fare? La natura è una roba che se ci pensi ti uccide di stupore, e tutte le nostre cianfrusaglie e tecnologie sono solo fuffa mediocre davanti alla magnificenza del mondo e ai suoi ritmi.
E’ che in questi giorni mi prende così, freak, tanto che come massimo ideale di vita vorrei tagliarmi i capelli alle spalle, vivere in una capanna laotiana 40 metri sopra la jungla insieme ai gibboni, mangiare pad thai, e bere il succo dalle noci appena aperte. Giocare a backgammon, ogni tanto.
Spero quindi iddio di poter sopravvivere agli ultimi giorni di lavoro, per poi ritrovarmi magicamente dall’altra parte del mondo con te, vestita da pazza, profumata di tiarè, e con i piedini lerci di terra.

replay

ImmagineA distanza di mesi dal viaggio abbiamo portato a sviluppare gli ultimi rullini scattati a Cuba, e così sono rispuntati magicamente da un passato prossimo mari celesti, montagne tondeggianti, e splendidi campi di tabacco.
Roba da mettersi a piangere dalla commozione.
Perchè uno può scattare diecimila fotografie con quelle meravigliose macchine moderne, ma tutto ciò non ha niente a che vedere con l’emozione di un rullino, con quel sentimento bambinesco di attesa e sorpresa un po’ difficile da spiegare ma tanto facile da comprendere che ti dà il passato quando rispunta di colpo da una vecchia pellicola che avevi abbandonato sulla scrivania.
Un giorno di colpo la prendi, la porti dal fotografo e poi aspetti paziente, ma non ricordi bene a quando appartenga, e quale delle tante immagini che avresti voluto fermare hai effettivamente poi bloccato nel tempo.
Lo scopri quando strappi l’adesivo che chiude i provini, e ti ritrovi davanti quei momenti irripetibili, magari apparentemente insignificanti, in cui un contadino cubano un po’ filosofo, senza un motivo specifico, si era messo a parlare di Aristotele legando con lo spago la manica un po’ strappata della divisa della cooperativa, e tu te ne stavi lì, con gli occhi socchiusi per la luce accecante dei caraibi, a pensare a quanto meravigliosa possa essere l’umanità più pura.

sogni d’amache

Soundtrack: Mumford & Sons – Lover’s Eyes


Un. Caldo. Boia. E’ estate, estatissima, e io prima di dormire leggo saramago in mutande a pancia all’aria sul letto, ma non prima di aver meticolosamente scalciato via il lenzuolo con le gambe fino a spingerlo là in fondo, dove non dà fastidio. Poi appoggio la coscia al muro, perche è fresco dà sollievo, ascolto il ritmare affannoso del respiro della cagnetta, e infine mi addormento, per sfinimento soprattutto, e mi lancio in sogni avventurosi che al mattino non ricordo più.
Tra partite di calcio, un concerto dei Mumford and sons sotto una luna piena da lacrime, e parecchie granite alla melaverde, s’è fatto luglio, un luglio di quelli da manuale delle stagioni, afoso fino a farmi invocare una bella botta in testa ben assestata che ponga fine alle sofferenze mie e dell’umanità intera. In questa difficile situazione ambientale credo di aver  finalmente compreso perchè mai nei Caraibi non si sia dato vita a complicate e laboriose società industriali, o ad altre stronzate faticose e inutili. E’ chiarissimo, voglio dire, chi diamine glielo fa fare?
Personalmente vorrei solo un’amaca all’ombra, un mare blu, un mojito ghiacciato e molto scarico di rum, e niente da fare fino a dopodomani. Invece sono qui, in una Bologna stupenda e incendiata, piena di cose da fare ma con un clima che le rende diciamo difficili, e riesco solo a pensare che manca appena un mese al nostro arrivo a Bangkok, e che tutto sommato l’umidità thailandese non mi fa più un cazzo di paura.