Monthly Archives: February 2013

Карелия

Sono giorni di nevicate intense e poi disgeli, di cinema caldi in cui rifugiarsi a guardare Anna Karenina, di svolte salutiste e conteggi di schede elettorali. Leggo Trans Europa Express di Paolo Rumiz, mi lascio incantare da racconti sugli immensi laghi della Carelia, le foreste, i corsi d’acqua, le piccole izbe con dentro stufe giganti su cui dormono famiglie di boscaioli filosofi e donne bionde materne e fortissime.
E così  ho di nuovo la Reisefieber, la febbre del viaggio, quella cosa che ti prende di colpo da qualche parte tra il petto e l’ombelico per una banale fotografia, qualche riga di un articolo, o un buon libro di viaggio. Quella smania con cui siamo abituati a convivere per i 300 giorni all’anno in cui non viaggiamo, e che si placa, ma nemmeno poi troppo, nei 65 che ci è fatta grazia di passare su vecchie locomotive balcaniche, su decrepiti barconi laotiani, in immensi traghetti greci, sdraiati su una spiaggia deserta di Cuba o seduti al sole nel bar di una vecchia città d’Europa.
Al momento, purtroppo, posso solo salire sul mio scooter ibernato, e recarmi nel posto che spreferisco al mondo, tapparmi le orecchie per non sentire gente parlare della Camera e del Senato del paese più demente del mondo, e arrivare a gattoni a stasera, quando potrò sentire te e respirare di nuovo.

fast-forward

Non so bene cosa sia successo, ma qui il tempo vola, corre, ci sfugge dalle mani senza lasciare spazio a tentennamenti.
E’ sempre già domani, è sempre già arrivato il momento in cui ti eri prefissato qualche scadenza, in cui avevi deciso che avresti già risolto macroquestioni tipo avere finalmente una casa tutta tua eccetera eccetera, e invece non l’hai ancora fatto e peggio ancora non hai nemmeno iniziato a farlo.
E questo perenne fastforward può pure andare bene quando è lunedì e inizi a pregare perché sia venerdì al più presto, e vedi che in qualche modo miracoloso la cosa funziona, ma poi ti accorgi con sgomento che anche i momenti belli, anche i pomeriggi amorosi insieme alla tua famiglia scelta volano via, e sei da capo un’altra volta. Over and over again.
Io penso davvero che trovare la persona fatta apposta per te sia tutto, nella vita. E lo penso di più ogni giorno e ogni mese che passano.
Man mano che devo fare i conti con le inevitabili scocciature immani del quotidiano, le tristezze, le ingiustizie, le malinconie, mi accorgo che mi basta pensare a te perché qualcosa dentro di me si quieti, mi basta incrociarti dopo il lavoro per un bicchiere di vino insieme, perché le tensioni di una intera giornata del cazzo se ne vadano in fumo come neve a luglio. Tu mi fai ridere, mi fai sentire dentro un rifugio antiatomico, e insieme siamo la cosa migliore che io abbia mai visto.
Mi chiedo come facciano tante persone ad andare avanti senza qualcosa del genere, come facciano a sopportare un inverno grigio senza una tana calda e amorosa e accogliente come tu l’hai costruita per me ed io per te.
Io credo sia una cosa che si vede ad occhio nudo, e fuori non la vedo quasi mai. Si contano sulle dita di due mani al massimo le persone che conosco che hanno qualcosa di simile, mentre il più delle volte le dinamiche a due che si instaurano mettono una tristezza da attacco di panico, da film dell’orrore.
Senza di te, ora che so come si può essere felici, l’unico buon motivo che avrei di non annegarmi nel Reno sarebbe quello di fare la volontaria in Iran o la terrorista vendicatrice eversiva, e in entrambi i casi il supplizio sarebbe breve, per fortuna.
Facciamo che stiamo insieme ancora un po’, ti va? Facciamo che ci compriamo due parka verdini, cuciniamo ravioli al tartufo, e organizziamo weekend amorosi per la primavera, comprese spedizioni in automobile attraverso i balcani con tanto di cagnetta al seguito. Facciamo che domani è marzo, ci sdraiamo al sole con gli occhi chiusi e facciamo lo stesso sogno, come l’altra notte.

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