ci avete dato le buone maniere perché non vi frantumassimo i coglioni in un tritacarne

Non è facile farsi grandi di questi tempi. Non posso nemmeno dire che siano tempi ingrati perché a tratti l’aggettivo non è neppure sufficiente a definire  il livello di inadeguatezza del mondo che ci circonda, ma poi per certi versi risulta troppo negativo e ingiusto, perché sappiamo che qualche privilegio l’abbiamo anche noi e bla bla bla.
Il tutto per dire che noi venti-trentenni siamo fortunati e sfortunati insieme, ma più sfortunati ovviamente, un bel pasticcio. O facciamo lavori che non amiamo, che però compiamo con meticolosa disperazione per senso del ben fatto, morendo un pochino giorno per giorno, o facciamo lavori belli ma incontrando duemilioni di ostacoli dettati solo dall’efficientissima distruzione che le generazioni prima della nostra hanno compiuto sul mondo che gli era stato lasciato.
A questa generazione dei cinquanta-sessantenni, la generazione dei nostri genitori, avremmo da ordinare di spiattellarsi al suolo, aprire le braccia, e implorare pietà, ma siccome ci hanno resi gentili e beneducati così da non aver niente da temere, non siamo neppure capaci di cercarci vendetta o ribellarci. Ecco in cosa siamo veramente ma veramente sfigati: siamo buoni.

Questo paese è stato fatto a pezzi, disintegrato nella sua dignità, triturato, masticato e sputacchiato da questa generazione di falliti cinquantasessantenni, la generazione che per una mia personalissima statistica ad alto grado di scientificità reputo in assoluto quella più maleducata, maschilista, inutile, dannosa e orribile mai messa al mondo nella storia del paese.

Loro, impostori famelici che hanno occupato per decenni tutti i posti a disposizione senza lasciare trapelare una sola idea o spiraglio d’aria che sapesse di pulito, a noi lasciano in eredità la flessibilità, il multitasking, e la stress tolerance.
Quello che penso è che non pagheranno mai abbastanza, purtroppo. Moriranno scomposti, grassi, panzoni con le arterie intasate, guardando filmacci porno con ragazzine dell’età delle loro nipoti, compiaciuti dello scempio compiuto su questa povera Italia.

Ebbene sì, questa è una sterile invettiva, ma io voglio una casa, voglio delle possibilità, voglio che le abbiano le persone che amo, e mi girano le scatole. Ok, ho finito.

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