Monthly Archives: May 2013

riti

Seguo con la coda dell’occhio le acrobazie che enormi nuvole bianche compiono di riflesso sul vetro della finestra aperta. Entra aria di marzo, ma è quasi giugno, e di maggio resta il gelo, il sapore delle melagrane, qualche cielo incredibilmente sfacciato, e le piccole cose belle con cui cerchiamo di riempire giornate troppo corte e troppo infestate di rotture.
Penso con allegria che presto sarà finalmente venerdì, ed io come ogni settimana sfilerò veloce con lo scooter sotto gli immensi alberi di Via Libia, e come ogni altro venerdì mi verrà da sorridere alla vista dei fedeli musulmani intenti a chiacchierare fuori da quello che ha tutta l’aria d’essere un  qualsiasi negozio di alimentari e che invece è una moschea esattamente come lo sono l’Ayasofya di Istanbul o la commovente Gazi Husrev-bey di Sarajevo.
Non è miracoloso, questo? Intendo il nostro rapidissimo incontro settimanale, il fatto che loro siano lì, ogni venerdì fuori da questa bottega un po’ misera che però è come se fosse un posto immenso, e che grazie a loro ogni volta io mi accorga di colpo che la settimana è agli sgoccioli, e che posso finalmente tirare un sospiro di sollievo. Secondo me è miracoloso, sì.
Se un giorno, un venerdì qualsiasi, non li trovassi al loro solito posto fuori dalla bottega-moschea, credo che mi sentirei veramente smarrita. E’ una questione seria di riti e appuntamenti, e lo è anche se loro non sanno affatto di avere appuntamento settimanale con me.

merende di maggio

cheesecake e buon vino al Camera  Sud


E’ maggio. Si fumano sigari cubani alla salute di deceduti decrepiti gerontosauri, ci si confonde davanti all’armadio, e con speranza si sogna giugno mangiando cucchiaiate di yoghurt al malto.
E’ maggio, e cinque anni fa, più o meno, noi due ci incontravamo per la prima volta sopra la nostra amata città e sotto una mezzaluna molto molto orientale. Siccome, e lo dicono gli Smiths, la natura è un linguaggio, con un po’ di buona immaginazione avremmo potuto intuire un sacco di cose su quello che sarebbe accaduto poi. E mi riferisco alle nostre mille partenze, alle decine e decine di volte in cui siamo decollati stringendoci forte la mano, e alla voglia che ci ha presi di andare sempre più in là, ad Est, come costretti da un istinto naturale o chissà cosa. Ma probabilmente cinque anni fa non osavo nemmeno immaginare niente di simile, non sapevo nemmeno esistesse uno stare insieme così, come me e te, e perciò dei messaggi silenziosi della mezzaluna mica ci avevo capito un granché.
In quelle notti di maggio tu ti presentavi ai nostri appuntamenti con una scatolina piena di ciliegie per me, e la scatolina ci aveva dei coniglietti disegnati sopra, ed era tipo della tua infanzia o qualcosa del genere. Una super scatolina bellissima.
Mangiavamo frutti rossi, guardavamo le luci della città giù in fondo alla collina mentre irrimediabilmente mi si arricciavano i capelli con l’umidità che saliva dal terreno, ed io dentro di me mi chiedevo se non avresti smesso di pensare che ero un po’ carina solo per via di quella faccenda incresciosa dei ricci che spuntavano dal niente. Ma tu non hai smesso, e sono passati cinque anni, che a me sembrano sì e no due, e intanto ci siamo sbaciucchiati sul suolo di tipo 30 paesi, e tu sei sempre il più figo che si sia mai visto in giro, e intendo su tutti e quattro i continenti calpestati.