riti

Seguo con la coda dell’occhio le acrobazie che enormi nuvole bianche compiono di riflesso sul vetro della finestra aperta. Entra aria di marzo, ma è quasi giugno, e di maggio resta il gelo, il sapore delle melagrane, qualche cielo incredibilmente sfacciato, e le piccole cose belle con cui cerchiamo di riempire giornate troppo corte e troppo infestate di rotture.
Penso con allegria che presto sarà finalmente venerdì, ed io come ogni settimana sfilerò veloce con lo scooter sotto gli immensi alberi di Via Libia, e come ogni altro venerdì mi verrà da sorridere alla vista dei fedeli musulmani intenti a chiacchierare fuori da quello che ha tutta l’aria d’essere un  qualsiasi negozio di alimentari e che invece è una moschea esattamente come lo sono l’Ayasofya di Istanbul o la commovente Gazi Husrev-bey di Sarajevo.
Non è miracoloso, questo? Intendo il nostro rapidissimo incontro settimanale, il fatto che loro siano lì, ogni venerdì fuori da questa bottega un po’ misera che però è come se fosse un posto immenso, e che grazie a loro ogni volta io mi accorga di colpo che la settimana è agli sgoccioli, e che posso finalmente tirare un sospiro di sollievo. Secondo me è miracoloso, sì.
Se un giorno, un venerdì qualsiasi, non li trovassi al loro solito posto fuori dalla bottega-moschea, credo che mi sentirei veramente smarrita. E’ una questione seria di riti e appuntamenti, e lo è anche se loro non sanno affatto di avere appuntamento settimanale con me.

merende di maggio

cheesecake e buon vino al Camera  Sud

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