Monthly Archives: October 2013

a gattoni e passetti

Da febbraio le cose al lavoro hanno avuto una incredibile impennata positiva. Prima sono stata spostata temporaneamente in un ambiente nuovo dove mi hanno coccolata e vezzeggiata e complimentata come non mi capitava probabilmente dall’epoca della scuola materna Ferrari, quando ero la pupilla della maestra Giorgia. In questo mondo per me misteriosissimo di informatica e ingegneria, tutti hanno finito per ritenermi veramente brava e indispensabile, persino esageratamente. Per me sono state fatte eccezioni, rotte regole e prassi, elargito concessioni. Praticamente un miracolo per chi come me era abituato a lavorare tra le grette invidie e bassezze bassissime da ufficio.
Ho cominciato ad andare al lavoro contenta, a uscire tranquillissima, a pensare al giorno successivo con assoluta serenità. Sono stata messa sul piedistallo da un dirigente che paga una retta dell’asilo del figlio molto simile al mio stipendio, e per mesi interi in ogni occasione mi è stato fatto capire quanto io fossi preziosa e speciale.
Poi è venuto un momento, qualche settimana fa, in cui ho potuto sfruttare tutta questa situazione per me stessa, e decidere coscientemente di abbandonare quel lido tranquillo per un lavoro nuovo, meno tempo libero e uno stipendio notevolmente più alto.
So di aver fatto la scelta giusta, ma mi sento tutt’ora un po’ una merda, come ad aver tradito qualcosa di speciale o aver rotto un incanto. Non è detto, poi, che le cose non debbano andare bene anche dopo, non è detto che io mi trovi male, non è detto nulla. So che doveva andare così, solo mi dispiace per le persone buone che ho perso.
La vita scorre, questo 2013 scorre, proprio come avevo scritto tempo fa, come un fiume.
L’idea di una casa tutta nostra sembra ora talmente a portata di mano che quasi mi dà un brivido. Credo di avere fatto le scelte giuste, di averle fatte in onestà e nell’ottica del buonsenso, e anche se continuo a dispiacermi del piccolo tesoro di bontà che avevo raccolto in quell’ufficio, penso: ok, Elisa, sta andando bene.

alla foce

Questo blog ha quasi undici anni, la me stessa che scrive qui sopra ha pure quasi undici anni, e non è che uno quando inizia le scuole medie può ancora averci i quadernetti rosa, le penne con i micini, e lo zainetto frùfrù delle elementari, no? Io cresco, bensì, e questo spazio deve pur tendere a somigliare a me in qualche modo, e anche se non sarà mai minimalista -perché io non lo sarò mai- bisogna che si alleggerisca, come mi alleggerisco io. E’ proprio questo che mi piace dell’età che viene e su cui voglio mettere l’accento quando penso a questi 29 anni: la libertà di lasciarsi indietro le zavorre, di andare avanti a modo nostro, come ci sentiamo di fare, come siamo nati per fare, senza roba di troppo, gente di troppo, pensieri di troppo. Si va ai concerti e si balla splendida musica svedese con gran sculettamenti, e anche se gli anni passano per tutti vedi attorno a te con sollievo le stesse facce di cinque anni fa, le stesse mosse, la stessa atmosfera, la stessa mano nella tua mano.
Sfondo bianco, testo grigio scuro, un acrilico su tela di Yoshimoto Nara in cima a tutto, buoni amici, buon vino, buon cibo, buone scarpe inglesi che ci facciano passare l’inverno indenni, qualità e non quantità, il 2013 che scorre e scorre e scorre, strampalato ma quieto, come un fiume che arriva alla foce e si lascia andare nel mare.