Monthly Archives: March 2014

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Fiori, sedie di legno, pranzi del sabato con gli amici sul tavolo da tre metri. Quanto si sta bene qui dentro, santidei. Ho una voglia da morirci secca di prendermi una settimana di ferie e passarla in casa, a ciondolare tra il divano e la cucina, e comprare altre sedie, una sedia dietro l’altra, tutte diverse come piace a noi.
Sarà la casa, sarà l’ebbrezza di questo spazio tutto nostro, ma mettiamo i dischi e mi viene da ballare come una pirla per la stanza.

Il venerdì vado a pranzo dai nonni come ho fatto per anni in tutti i giorni della mia vita scolastica. Dopo aver mangiato ci sediamo al sole, in giardino, e parliamo un po’ dell’antologia di medicine di mio nonno, del mio lavoro, della politica, di piante. Di nuovo delle medicine che prende, ha preso, ha cessato, riprenderà.

Bologna in questi giorni è nel suo momento migliore, con l’odore di miele che ti invade mentre fili in motorino per via Santa Barbara, gente allegra fuori dal bar Maurizio con lo spritz in mano e le parole facili, la luna immensa, tonda come l’alone bagnato lasciato dal bicchiere sul tavolo.

A tratti mi sento come se avessi camminato per una quindicina d’anni con l’obiettivo di arrivare esattamente qui, ora, a questo marzo luminoso. Potrei anche chiudere qui il blog, e sarebbe come scrivere “e vissero felici e contenti”, ma chiaramente non lo farò.

il primo inverno

Tre mesi fa, a dicembre, questo blog ha ufficialmente compiuto undici
anni.
Nel 2002, quando l’ho aperto, io ne avevo più o meno diciotto, ed è una cosa abbastanza sconvolgente, a pensarci bene, una cosa sconvolgente ma anche molto dolce.
Questa poi è la prima mattina di marzo; l’albero di fronte alla nostra cucina butta fuori delle promettenti gemme che tra qualche tempo saranno nuovi rami e foglie. Io ho voglia di vedere com’è la primavera in questa casa, e me la immagino sfolgorante, con la luce che entra da tutte le parti, mi immagino le sere di maggio con le finestre sul tetto spalancate a mostrare le stelle, e quell’aria che conosco bene che si infila da ogni dove e fa rimescolare lo stomaco.
Vi guardo dormire, te e quella bestiolina che considero mia sorella, e vorrei stringere in un sol colpo tutto il letto, tutta la casa, compreso l’albero là fuori.
Cerco di prendere da ogni parte, e a volte ci riesco a volte no, ma tutto sommato me la cavo, e allora va bene così, all’incirca, al meglio possibile.
Anche se ora lavoro tutto il giorno, vivere con te mi ha regalato tempo, moltissimo tempo di pace e meravigliosa positività, di parole gentili, pensieri allegri, silenzio anche. Quanto conta il silenzio!
Uno dei momenti che preferisco della giornata è tra le cinque e le sei del pomeriggio, quando tornando verso casa vengo investita dagli sfacciati tramonti rosati che si creano lungo la ferrovia, e sento di essere diventata grande, ma grande in una maniera che mi piace.
Ecco, la vita insieme a te è lieve.

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