Monthly Archives: July 2014

la fine del mondo

 

20140718-155511.jpgMentre fuori dalla finestra le cicale folleggiano nel caldo del pomeriggio, io e la cagnetta ce ne stiamo barricate in casa con l’aria condizionata e i pensieri rallentati, ognuna assorta sui fatti propri, ma con il sedere rigorosamente schiacciato contro quello dell’altra.
I miei, di pensieri, galleggiano sornioni tra il divano bianco e i rami più alti del ficus benjamin, quindi all’incirca tra i trenta centimetri e i due metri e mezzo di altezza… si tratta di pensieri leggeri e a breve termine, i miei preferiti.
Nel frigorifero c’è una fetta di cocomero pronta all’occorrenza, diversi ghiaccioli casalinghi allo yogurt e dei fiori di zucca raccolti stamattina dall’orto dei nonni. Mi sembra di non avere bisogno di altro in questo luglio che all’improvviso si è ricordato di essere quello che è.
Eccola infatti, dopo tanti acquazzoni, l’estate: ferocemente luminosa, allegra e rabbiosa come la sbronza di certi bevitori che dopo poco danno noia ma che all’inizio stanno simpatici a tutti. Mi piace che luglio passi così, e che manchi ancora un sacco di tempo alla prossima partenza. Mi piace pensare che domani sarà sabato, e che cucineremo insieme il pranzo con Cat Stevens sul giradischi e dei fiori freschi sul tavolo. Pensieri leggeri e a breve termine, ecco cosa serve a luglio, mentre il mondo impazzisce.

 

 

il salottino

La casa è ora ricoperta da una coltre fittissima di vite americana, la stessa che il prossimo inverno, diventando rossa, ci farà di sicuro restare sbalorditi dal veloce passare del tempo.
Prima di vivere qui mi chiedevo come sarebbe stato tornare dal lavoro e salire le scale di un palazzo diverso da quello in cui abitavo da sempre, girare una chiave diversa in una porta nuova sapendo che non si trattava di una casa delle vacanze, e mi chiedevo se addormentandomi avrei o meno provato un senso di estraneità nei confronti di una stanza diversa da quella in cui avevo dormito per più di venticinque anni.
Alla fine sentirmi a casa qui non è stato strano né ci è voluto tempo, tutto si è svolto velocemente e senza struggimenti, come quando le cose sono ben fatte e vengono naturali.
Quel che non mi aspettavo è invece il dispiacere che ho provato nel vedere disfare la mia vecchia camera pezzo per pezzo, per trasformarla in un salottino. E’ tutto avvenuto di colpo, con l’urgenza tipica dei progetti guidati da mia madre. Metà stanza è finita nell’immondizia, e l’altra metà è racchiusa dentro a degli scatoloni che ora invadono una stanza vuota qui, in via Rialto. Mi sono accorta che la mia mente sfugge volutamente al pensiero che non esista più quel posto al mondo in cui tornare, anche se mi stava ormai stretto e anche se non ci sarei tornata comunque eccetera.
E’ solo che non tornerà più e io ero talmente entusiasta della mia nuova vita che non le ho nemmeno detto ciao, ecco.