Le migrazioni, i cieli pallidi, Bologna in grigio, gli anziani con la faccia smarrita dentro l’apple store. Girare per la città dopo il lavoro è come salire su una giostra. È quasi novembre, la città a novembre è bellissima, palette dal bianco al mattone, umido nelle ossa che quasi ti senti un tutt’uno con i muri, tutta una reminiscenza di mille momenti adolescenziali, un mix portentoso di inadeguatezza e familiarità, cioè casa.

Mi sveglio con il buio e te accanto, vorrei solo tirarmi il piumone sulla testa e restare per sempre così sommersi, caldissimi, protetti. Al lavoro nel bel mezzo di tante cose sento all’improvviso l’urgenza di una sensazione che non so tradurre ma è qualcosa che conosco, la nostalgia di momenti non ben definiti, in cui molto plausibilmente sono con te, lontano, in pace.

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